“Sono serena. Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail, commenti social. Un’ondata di affetto dall’Italia e dall’estero perché la notizia è esplosa nel mondo”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, Beatrice Venezi, ex direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. “Non ho accusato nessuno di nepotismo – spiega -. L’intervista alla Nacion parla chiaro. Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente. Se si fanno proclami dal palco durante un concerto senza il via libera del sovrintendente si rischiano lettere e sanzioni, che dalla fondazione non sono mai arrivate ai responsabili. Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza – prosegue Venezi -, il mio talento, il mio percorso”.
Alla domanda se la premier l’ha chiamata, “non ho sentito nessuno di FdI – risponde -. Le uniche testimonianze di solidarietà le ho avute da Salvini, Ceccardi e Santanchè. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022. Guardi lei quanti danni ho avuto in cambio… Sono stata fatta carne da macello, nessuno mi ha tutelata”. “Non ho mai avuto una tessera di partito – aggiunge -, non devo niente a Roma, non ho mai fatto politica in vita mia. Mio malgrado sono diventata un simbolo di cambiamento. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito”. In merito alle ovazioni, dentro e fuori dal teatro, alla notizia del licenziamento, “che tristezza – commenta -, l’atteggiamento più lontano dalla musica e dalla cultura che si potesse vivere in un teatro”.

