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Politica

In questi giorni, al di là dell’ottimismo di facciata, si teme che il governo possa cadere ed è naturale che ci si chieda quali sarebbero le conseguenze. Il Pd, è ovvio, avrebbe tutto l’interesse a non andare a nuove elezioni e a questo scopo l’ideale sarebbe contrarre una solida alleanza col Movimento 5 Stelle. Mentre una soluzione diversa (transfughi, senatori a vita, grillini dissidenti) sarebbe rabberciata e fragile, un’alleanza alla luce del sole, con un partito che ha avuto oltre il venti per cento dei voti, sarebbe la salvezza.

E per il M5S sarebbe l’occasione d’oro per andare al potere e cercare di indirizzare la politica nella direzione gradita ai suoi elettori. La tentazione di un’alleanza Pd-M5S serpeggia in effetti nei ranghi dei “grillini, ma Beppe Grillo è risolutamente contrario e, per richiamare all’ordine con severità i parlamentari la cui fede vacilla, cita il “Codice di comportamento per gli eletti del MoVimento 5 Stelle in Parlamento”. Un testo, sottolinea, “liberamente e pubblicamente sottoscritto” da deputati e senatori quando ancora erano candidati: “I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi”. Dunque chi violasse il Codice mancherebbe alla parola data e sarebbe un traditore. Purtroppo, per rendere dei punti condivisi è normale che si abbiano degli incontri, dei negoziati, delle alleanze. E dal momento che il Movimento non vuole inserirsi in questo genere di “gioco politico”, di fatto aspetta un improbabile provvedimento che per miracolo corrisponda in tutto ai desiderata. In Italia si sta attuando un interessante esperimento di “antipolitica”. Con essa si intende un atteggiamento vagamente anarchico di rigetto non di questo o di quel partito, non di questa o di quella linea politica, ma di tutto il sistema in blocco. “La democrazia è un inganno”. “Il voto è inutile”. “I deputati sono tutti ladri”. Di solito si esprimono così dei singoli, in Italia invece l’irritazione è arrivata ad un tale livello che ne è nato il partito di Grillo. Un Movimento che esprime il desiderio di un annullamento di tutte le istituzioni per ripartire da zero. L’antipolitica ha un limite invalicabile: mentre è chiara la parte distruttiva, non è affatto chiara la parte costruttiva. I rivoluzionari che rigettano totalmente l’automobile si accorgono presto che, se ne sognano una di concezione assolutamente nuova, poi anche questa deve avere le ruote, un motore, uno sterzo e perfino il tergicristallo: banale meccanismo che si trova anche nei jet. Il risveglio dai sogni è deludente. Né è seria la proposta di un “reddito di cittadinanza” per il quale non ci sono i fondi e che comunque sarebbe talmente alto (1.000 €, se abbiamo capito bene) da indurre molta gente a licenziarsi dal lavoro. Il M5S, per rimanere puro e incontaminato, si condanna di fatto al solo floklore.

Le intenzioni di voto calano e alla fine gli elettori potrebbero chiedere ai “grillini” a che scopo sono andati in Parlamento: che cosa hanno ottenuto di concreto e perché hanno tradito le loro speranze. Una formazione politica che non si compromette può provare a realizzare il suo programma soltanto se attua un colpo di Stato o se ottiene il 51% dei voti. Col suo “Codice” Grillo ha formalmente ragione e sostanzialmente torto: è vero, il mancato mantenimento delle promesse indigna gli elettori; e tuttavia anche in questa rigidità si vedono i guasti dell’antipolitica. Prima di biasimare un parlamentare per non avere mantenuto le promesse elettorali bisognerebbe chiedersi: ha avuto la possibilità di mantenerle? Come non è esclusa la malafede non può essere nemmeno esclusa la buona fede.

Nessuno più di Berlusconi aveva interesse a mantenere le promesse sulla riforma della giustizia e tuttavia non è stato capace di attuarle. Nemmeno da Presidente del Consiglio. Ma c’è di più. Se, una volta in Parlamento, un eletto si accorgesse che la promessa è stata un errore, dovrebbe danneggiare il partito e il Paese, pur di mantenere la parola data? Nel caso del M5S chi ha torto? Gli “aperturisti” del M5S, che potrebbero salvare il partito, o Grillo che li tratta da traditori? Si direbbe che l’ex comico voglia condannare la sua stessa creatura all’irrilevanza, infliggendole il trattamento che i partiti del famoso “Arco Costituzionale” inflissero al Movimento Sociale. Evidentemente qualcuno ha dimenticato che in frigorifero i voti vanno a male. E tuttavia forse all’ex comico bisognerebbe dire grazie. La sinistra ha già un numero sufficiente di idee sballate per avere bisogno di quelle del M5S.

Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it

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beppe grillom5santipolitica
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