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Politica
Berlusconi apre ai democratici. "Bersani premier, Alfano vice"
Silvio Berlusconi

Bersani dice no alla proposta di Berlusconi di un governo con Alfano vice. Dal canto suo, il segretario Pdl annuncia a "Porta a Porta" che il Pdl non andrà alle consultazioni da Bersani "mercoledì ma martedì pomeriggio alle 16:30 con la Lega" e senza Berlusconi "come è stato deciso in una riunione oggi pomeriggio".

Al via martedì i colloqui di Pier Luigi Bersani con i partiti: il leader Pd si è augurato che i partiti abbiano avuto modo di riflettere in queste ore. "Adesso - ha detto - tocca alle forze politiche, da martedì cominceremo gli incontri con le forze parlamentari secondo la linea che ho descritto che cerca di trovare una soluzione nelle condizioni date. Mi auguro che questi tempi che ci siamo dati, questi incontri con le forze sociali, queste 48 ore siano state utili per arrivare ad un'assunzione di responsabilità".

Per affrontare tutti i problemi del Paese, ha detto ancora Bersani, servirebbe un "esecutivo dei miracoli". "Viene fuori una situazione difficilissima - ha spiegato - se uno facesse la somma di tutte le esigenze impellenti ricaverebbe che ci vuole il governo dei miracoli. Miracoli non se ne fanno, ma uscirne si può, questi incontri hanno mostrato anche tutte le energie che ci sono in questo paese".

Alla proposta di Berlusconi di un governo con Alfano vice, Bersani ha risposto: "Ormai siamo al dunque bisogna che facciamo discorsi seri. Non si può al mattino annunciare la guerra mondiale e al pomeriggio proporre degli abbracci".

Bersani, nella conferenza stampa alla Camera al termine delle consultazioni con le parti sociali, ne ha approfittato per ribadire la sua proposta: "Io sto proponendo una soluzione che dice: qualcuno si carica di un'azione di governo coerente e non paralizzata da veti reciproci e tutti insieme ci si corresponsabilizza delle riforme". E' una proposta, ha rivendicato il segretario Pd, "che tiene conto di una situazione ben descritta dal presidente Napolitano, che ci consegna una difficoltà politica, un certo assetto numerico tra Camera e Senato, e le esigenza del Paese di non mettere coperchi sull'esigenza di cambiamento che pretende un'azione di governo univoca, che non offra soluzioni politiciste ma di cambiamento vero".

"Non si mescolano cose così palesemente differenti, non se ne sta discutendo": così Bersani ha negato che le forze politiche stiano trattando sui candidati per il Quirinale.

Oggi Silvio Berlusconi incontrando i parlamentari del Pdl ha detto: "Noi diremo a questi signori" della sinistra "che ci sediamo a un tavolo solo se si parla di un governo insieme. Per esempio Bersani presidente del Consiglio e vicepresidente Alfano". L'ex premier ha precisato che ci deve essere "la partecipazione normale delle forze espresse dagli elettori".

Berlusconi si è detto molto soddisfatto per l'esito della manifestazione di sabato scorso a piazza del Popolo. Tanto che - ha riferito - non sarà l'ultima. "Presto ci saranno due manifestazioni al Sud e due al Nord. La prima si terrà a Bari e dovrebbe essere messa in calendario tra 15 giorni".

"Crediamo - ha spiegato l'ex premier - di poter contare su 50mila persone che ci raggiungeranno fuori per ogni manifestazione. A Bari, per esempio, ci saranno 50mila persone da fuori, più le persone di Bari e della regione Puglia. La Lega verrà con noi alle consultazioni che sta effettuando il premier pre-incaricato, Pier Luigi Bersani" ha concluso Berlusconi.

DIREZIONE DEL PD - "Dobbiamo trasmettere la verita', che noi ci stiamo impegnando, nei limiti delle possibilita' politiche che ci sono, per dare un governo a questo Paese". Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel suo intervento alla direzione del Pd. "Ci stiamo mettendo al servizio di questo con tutta la forza, l'intelligenza e la buona volonta'", ha assicurato il segretario del Pd.

"Non mescoliamo temi ultronei, non portiamo le nostre istituzioni a questo livello. Non mi si parli di scambi, siamo disponibili a ragionare, con assunzione comune di responsabilita'". Cosi' il leader Pd Pierluigi Bersani ha confermato il no del suo partito alla trattativa avanzata dal Pdl, anche per bocca di Angelino Alfano, che prevede un via libera al suo governo in cambio di un rappresentante del centrodestra come prossimo presidente della Repubblica. Bersani ha confermato il suo no ad uno scambio ma il suo si' a un ragionamento comune, a una comune assunzione di responsabilita': "dipendera' anche dal fatto che ci possa essere un percorso, che non si fermi come e' successo invece per le presidenze delle camere. Li' poi abbiamo fatto una scelta di novita', ma il cambiamento puo' avvenire anche in una chiave piu' aperta".

"Chiederemo a Scelta civica di avere un'intesa e alle altre forze che hanno minore responsabilita' di non impedire questa soluzione", ha spiegato Bersani. "Diremo a tutti, in consapevolezza e senza mettere le dita negli occhi a nessuno, 'abbandoniamo posizioni propagandistiche'", ha preannunciato. "Oggi dire governabilita' vuol dire non mettere un coperchio sull'esigenza di cambiamento, serve un governo che abbia la possibilita' di agire senza paralizzarsi e serve una corresponsabilita' vera di tutte le forze politiche perche' si abbia un percorso certo di riforme".

LETTA  - La strategia del Pd per vincere lo stallo si muove sul doppio registro governo-riforme e proprio le riforme legittimano il dialogo con tutte le altre forze politiche. Lo ha chiarito Enrico Letta nel suo intervento alla direzione nazionale del Pd. "Ci muoviamo su un doppio registro che dobbiamo essere in grado di raccontare e spiegare perche' e' complicato, ma e' complicata la situazione", ha premesso il vicesegretario del Pd nel suo intervento alla direzione del partito. "Da una parte diciamo che esiste la necessita' di un governo che si concentri sui temi dell'economia, della crisi sociale e della moralita' della vita pubblica. Un governo che faccia i passi necessari per rispondere al malessere emerso cosi' forte nelle consultazioni", ha spiegato Letta. "Poi c'e' la grande questione della riforma della politica che e' stata determinante nel risultato, e' stata detonatore di un voto abnorme che nemmeno i sondaggisti si aspettavano ma che e' chiarissimo", ha proseguito.

Dunque "non e' possibile a uscire da questa legislatura senza avere chiuso la partita della riduzione del numero dei parlamentari, di una nuova legge elettorale e della fine del bicameralismo perfetto, immagine di questa classe politica non all'altezza della sfida".

Le "riforme costituzionali si possono fare solo nel dialogo con gli altri e qui sta la legittimazione del dialogo con gli altri", ha avvertito, "la legittimazione e' necessaria. La Costituzione non la cambiamo se non insieme agli altri. Quando abbiamo provato da soli e' stato un errore e lo vediamo 12 anni dopo".

Dunque "il dialogo e' necessario con gli altri, con tutti gli altri, e qui e' lo sforzo del registro istituzionale che deve essere il cuore della proposta. Nessuno ha una maggioranza ed ecco perche' dividiamo questo doppio registro, e li' chiediamo corresponsabilita'", ha insistito. Quello che si trovera' per le riforme "non deve essere uno strumento che da' l'idea di fallimenti passati, ma efficace, rapido e con tempi certi ed esigibili che ci consenta li' di svolgere il dialogo e dare protagonismo a tutti gli altri", ha concluso.

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