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Politica
Berlusconi: "Matacena? Non mi ricordo..". Rizzo: fatemi tornare

"Questo Signor Matacena io non me lo ricordo. Sarà stato deputato di Forza Italia vent'anni fa ...". Così Silvio Berlusconi liquida ogni frequentazione del suo partito da parte di Amedeo Matacena jr, l'ex parlamentare di Forza Italia latitante a Dubai dopo una condanna definitiva a 5 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. E aggiunge: "Scajola è in carcere perché ha aiutato un amico latitante in difficoltà come chiesto dalla moglie. Si sta esagerando: basti pensare che ci sono delle persone, la metà, che sono messe in carcere ma che alla fine dei processi sono innocenti. Questo dovrebbe farci pensare quando uno è accusato ingiustamente".

Il mistero del conto alla Camera. Da alcune intercettazioni risulta che, fra i canali attraverso i quali partivano soldi destinati ad Amedeo Matacena, ci fosse anche un conto corrente bancario aperto presso la tesoreria della Camera dei deputati. Su quello stesso conto, secondo quanto emerge dalle carte della Direzione antimafia di Reggio Calabria che ha eseguito gli arresti dell'ex ministro Claudio Scajola e di altre sette persone, doveva transitare il denaro necessario per finanziare il trasferimento dell'imprenditore calabrese in Libano. Ma da Montecitorio arriva una smentita: "Non c'è alcun conto corrente gestito dalla Tesoreria della Camera che sia intestato a singoli deputati o ex deputati". A precisarlo sono ambienti della Camera che aggiungono: I conti bancari della Tesoreria, sono utilizzati "esclusivamente" per "l'attività istituzionale".

"Fatemi tornare in Italia", chiede Chiara Rizzo, moglie dell'armatore latitante, fermata all'aeroporto di Nizza subito dopo essere sbarcata dal volo da Dubai, al giudice di Aix en Provence. Al termine dell'interrogatorio la donna è stata trasferita nel carcere di Marsiglia in attesa dell'udienza per l'estradizione che dovrebbe tenersi mercoledì. I giudici francesi non avrebbero ancora ricevuto la richiesta di estradizione, né i documenti necessari per la decisione. Il particolare emerge da un'intercettazione del 5 febbraio scorso relativa a una telefonata fra Rizzo e Scajola. Oggi è in programma l'interrogatorio della donna. I magistrati di Reggio Calabria stanno preparando una richiesta ai colleghi francesi per il rientro in Italia.

La famiglia di Matacena, secondo l'interpretazione degli uomini della Dia che hanno condotto l'inchiesta Breakfast, è da tempo alla ricerca di appoggi che ne possano favorire il trasferimento dalla sua attuale residenza di Dubai - giudicata ormai poco sicura dopo la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane - al  Libano. Sfruttando proprio la sua assidua frequentazione con l'ex ministro, secondo gli inquirenti, Rizzo stava preparando il trasferimento del marito dal quale si stava fittiziamente separando.

Intanto si è fatto sentire Amedeo Matacena: "Mi sono scoperto tra ieri e oggi per la prima volta a pensare veramente di farla finita - ha detto in un'intervista via Skype alla Tgr Rai calabrese -, poi ho sentito mio figlio: non si può fare. Mi sento devastato. Come si sentirebbe lei se avesse sua madre agli arresti domiciliari, sua moglie in carcere e i figli da soli, che stanno cercando di affrontare questa situazione difficile?. Non ho fatto nessun tentativo di andare in Libano - ha aggiunto - . In Libano sarebbe stato molto più facile essere estradato".  E sui rapporti tra la moglie e Scajola puntualizza: "E' una persona che ha dei grandi valori umani, e sicuramente in questa situazione, essendo come un padre per mia moglie, lei gli ha chiesto aiuto, e che lui abbia cercato di aiutarla la ritengo una cosa moralmente importante". "Mia moglie ha dimostrato grande coraggio volendo tornare in Italia". Commentando infine il coinvolgimento della madre, raggiunta da ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, ha concluso: "E' sempre stata una donna di casa. Desidero dirle che l'amo e che abbia pazienza, questa cosa verrà sicuramente chiarita".

Scajola in carcere, controllato ogni 15 minuti. Legge tutti i giorni i quotidiani e guarda regolarmente la tv e i notiziari, l'ex ministro detenuto nella quinta sezione del carcere romano di Regina Coeli. E' in una cella da solo. E può usufruire da solo anche dell'ora d'aria. Gli viene inoltre dato un vitto particolare, rispondente a necessità legate a una patologia. Strettissima la sorveglianza: ogni 15 minuti un agente passa a controllare. Una misura che di prassi viene applicata, specialmente nei primi giorni, in casi di questo tipo, per prevenire il rischio di atti autolesionistici che è più alto con soggetti pubblici e persone su cui grava una maggiore pressione mediatica.

Scajola, attraverso l'intermediazione di Vincenzo Speziali, uno degli indagati, tenta di incontrare l'ambasciatore libanese in Italia, ma si verificano contrattempi perché il Libano sta varando il nuovo governo. Solo quando il nuovo esecutivo libanese si accinge a giurare la situazione sembra sbloccarsi. Servono soldi per organizzare l'operazione e Scajola chiede a Chiara Rizzo "se Amedeo ha un conto corrente presso la tesoreria della Camera". La donna risponde di sì "in quanto l'ultima volta ha pagato versando ad Amedeo là". Scajola, annotano gli inquirenti, "dice che è perfetto in quanto risolveranno tutto in questo modo... Se lui ha fatto una comunicazione alla Camera". Chiara Rizzo interrompe Scajola dicendo "che la comunicazione l'aveva già fatta e avevano fatto la doppia firma con Lei". Scajola dice alla donna di portargli una documentazione che lo attesti, impegnandosi "a risolvere tutto".

All'ex ministro Scajola, intanto, sono stati sequestrati decine di faldoni. "Una documentazione ancora tutta da esaminare e valutare", come ha spiegato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Secondo il procuratore, non si può al momento affermare che, nella documentazione sequestrata, ci siano anche fascicoli riservati. Mercoledì potrebbe esserci a Roma l'interrogatorio di Scajola da parte dei magistrati della Dda di Reggio Calabria.

 

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