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Silvio Berlusconi si dimetterà da senatore prima del voto in Aula sulla decadenza? "Casini spesso dice quello che spera. Che io sappia assolutamente no", risponde ad Affaritaliani.it Francesco Nitto Palma, ex Guardasigilli e uomo vicinissimo al Cavaliere. Dello stesso parere l'ex ministro Gianfranco Rotondi, che sempre ad Affari afferma: "Lo escludo categoricamente. Non lo farà".

La linea della diplomazia che a sorpresa Silvio Berlusconi si è imposto nonostante lo strappo ha una data di scadenza assai ravvicinata. E coincide col voto del 27 novembre. E infatti in vista di quell'appuntamento si è convinto che si possa ancora tracciare un disegno che porti dritto al rinvio. Con due alleati "speciali": il Quirinale e il "figlio ribelle, ossia il vicepresidente del consiglio. "Angelino - sospira nel retropalco della Palazzo dei Congressi (come scrive Repubblica) - continua a dirmi che nonostante tutto si impegneranno per rinviare il voto sulla mia decadenza a gennaio, vedremo cosa sono capaci di fare"...

Molti sospettano che dietro la scissione ci sia addirittura un accordo sottobanco: rendere più facile lo slittamento al 2014 della sua decadenza...

Ma il chiodo fisso della decadenza imminente si rivela la vera causa dell'angoscia che lo attanaglia. "A me basta che rinviino il voto di alcune settimane, a gennaio. Il presidente Napolitano non può restare ancora una volta a guardare, ho fatto di tutto per farlo eleggere e dar vita al governo che lui voleva, deve fare qualcosa". Serve tempo. Ma suo a giudizio uno spiraglio si apre. "Mi dicono che la possibilità di fare un patto in extremis con il Colle esiste ancora".

In attesa che arrivino dagli Stati Uniti le nuove carte su Frank Agrama, l'italo egiziano del processo sui diritti tv. Ghedini e Longo lo hanno convinto che saranno il jolly per ottenere la revisione del processo. E per aiutare il ricorso alla Corte di Giustizia europea. A quel punto - questa la strategia studiata a Palazzo Grazioli - "basterebbe un ordine del giorno da votare al Senato per ottenere un rinvio del voto sulla decadenza sine die, fino al pronunciamento della Corte europea".

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Silvio Berlusconi si dimetterà da senatore prima del voto in Aula sulla decadenza? "Casini spesso dice quello che spera. Che io sappia assolutamente no", risponde ad Affaritaliani.it Francesco Nitto Palma, ex Guardasigilli e uomo vicinissimo al Cavaliere. Dello stesso parere l'ex ministro Gianfranco Rotondi, che sempre ad Affari afferma: "Lo escludo categoricamente. Non lo farà".

La linea della diplomazia che a sorpresa Silvio Berlusconi si è imposto nonostante lo strappo ha una data di scadenza assai ravvicinata. E coincide col voto del 27 novembre. E infatti in vista di quell'appuntamento si è convinto che si possa ancora tracciare un disegno che porti dritto al rinvio. Con due alleati "speciali": il Quirinale e il "figlio ribelle, ossia il vicepresidente del consiglio. "Angelino - sospira nel retropalco della Palazzo dei Congressi (come scrive Repubblica) - continua a dirmi che nonostante tutto si impegneranno per rinviare il voto sulla mia decadenza a gennaio, vedremo cosa sono capaci di fare"...

Molti sospettano che dietro la scissione ci sia addirittura un accordo sottobanco: rendere più facile lo slittamento al 2014 della sua decadenza...

Ma il chiodo fisso della decadenza imminente si rivela la vera causa dell'angoscia che lo attanaglia. "A me basta che rinviino il voto di alcune settimane, a gennaio. Il presidente Napolitano non può restare ancora una volta a guardare, ho fatto di tutto per farlo eleggere e dar vita al governo che lui voleva, deve fare qualcosa". Serve tempo. Ma suo a giudizio uno spiraglio si apre. "Mi dicono che la possibilità di fare un patto in extremis con il Colle esiste ancora".

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