“Oggi in Italia siamo in un’emergenza democratica preoccupante, grave”. Lo ha affermato Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con un convegno a Catania. “C’è il terzo governo non eletto dal popolo, c’è un signore nemmeno eletto in Parlamento che è riuscito ad essere eletto segretario Pd attraverso primarie che non hanno regole e sono manipolabilissime; con trucchi elettorali hanno avuto la vittoria nel 2013 e si poggiano alla Camera su un premio di maggioranza bocciato dalla Consulta e in Senato su 32 senatori Ncd che hanno tradito il voto degli elettori del centrodestra, e che sono la stampella di un governo di sinistra. E in più in Parlamento non c’è il leader dell’opposizione: mi hanno eliminato non con le armi della democrazia ma con le armi di una giustizia politicizzata”, è il quadro dipinto dal leader di Forza Italia, secondo il quale “oggi nessuno è si curo dei propri diritti e della propria libertà: rischia una scampanellata imperiosa di prima mattina e si trova in carcere senza sapere perché”.
Parole dure quelle dell’ex premier, che sembrano però confliggere con la politica fin ad ora utilizzata, che, se è eccessivo descrivere simpatizzante, si può per lo meno affermare essere stata di tacito consenso. Ricordiamo il tanto discusso “Patto del Nazzareno” tra Renzi e Berlusconi, che ha assicurato fino a un certo punto l’appoggio di Forza Italia alle riforme proposte da Renzi, tra cui l’approvazione di una nuova legge elettorale – l’Italicum – e la riforma del Senato. Proprio sulla riforma del Senato, lo scorso agosto, Berlusconi, rivolgendosi ai suoi collaboratori dichiarava: “Sono giorni che mi dite che il Pd vuole tornare a dialogare con noi. L’hanno capito pure loro che non hanno i voti al Senato per le riforme, eh? Bene, ho la risposta che dovete dargli. Fate pure sapere a Renzi che sono disposto a tornare al tavolo con lui. Ma a una condizione. Deve discutere con noi sulla riforma della giustizia”.
Ma cosa avevano da guadagnare le due parti da questo accordo? In primis, riguardo la riforma elettorale, Renzi sosteneva – a ragione – di dover accordarsi con il primo partito di opposizione per far fronte all’eventuale resistenza degli altri partiti – visto anche l’ostinato muro di silenzio eretto dal M5S circa una possibile collaborazione e i mal di pancia nella minoranza dem. Berlusconi, d’altro canto, aveva da guadagnare per Forza Italia un ritorno sui tavoli che contano.
A cosa si deve quindi questo improvviso cambio di rotta da parte di Berlisconi? Che sia una mossa per riacquistare i consensi? Non va dimenticato che l’ex Cavaliere non ha fatto nulla per impedire la fuoriuscita da Forza Italia di Verdini e dei suoi, che sono proprio l’ennesima “stampella” al governo Renzi contro il quale ora Berlusconi si scaglia.
