Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Siparietto al Quirinale. Protagonisti Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere incrocia il premier e gli dice scherzando: “Sei un birichino”. Immediata la replica: “Meno di te”. Poi il leader di Forza Italia si fa più serio e spiega che sulle riforme “d’ora in poi votiamo solo ciò che ci conviene”. E il Patto del Nazareno come sta? “Francamente non lo so”, chiosa Berlusconi. In realtà, come spiegano bene ad Affaritaliani.it fonti azzurre qualificate, l’ex presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione di rompere l’asse con il segretario del Pd. Nonostante la delusione e l’amarezza per come Renzi ha gestito la partita del Colle, Berlusconi non vuole sfilarsi dalla partita delle riforme. Primo perché non intende consegnare il premier a Sel e agli ex grillini (la maggioranza che ha votato Mattarella) e secondo perché in questa fase conviene a Fi continuare nel percorso di riforme insieme al Partito Democratico.
Il timore dell’ex Cav è che Renzi possa introdurre, ad esempio, le preferenze al 100% nell’Italicum, togliendo i capilista bloccati, accontentando così la minoranza dem. E per Berlusconi nominare i parlamentari anche nella prossima legilsatura è un punto irrinunciabile. Ci sono poi le pressioni dei figli e dei vertici di Mediaset e Fininvest che insistono, in privato, affinché non si rompa il dialogo sulle riforme che potrebbe spingere Renzi verso l’incubo delle elezioni anticipate. Ma Forza Italia è sempre più spaccata. A questo punto ci sono tre gruppi. Quello di Fitto che conta circa 40 parlamentari ed è da tempo contro il governo e contro queste riforme. Poi c’è una fazione di una cinquantina di deputati e senatori capeggiata da Toti, Gelimini, Bergamini e Rossi che a questo punto chiede di rompere l’asse con Renzi (infatti Toti ha lanciato un appello a Fitto per unire i 40enni e rivoluzionare Fi. Appello che l’ex Governatore della Puglia farà cadere nel vuoto, avendo chiesto le dimissioni del consigliere politico azzurro). E infine c’è il gruppo di Verdini, Letta e Ghedini – quello che fa sponda con i figli dell’ex Cav e con i vertici delle aziende di Famiglia – che sostiene la linea del dialogo con il leader del Pd.
Berlusconi sembra al momento voler ascoltare maggioramente quelli che chiedono di non rompere tutto, anche se è evidente che questa linea del numero uno azzurro non potrà che portare a nuove frizioni con lo stesso Fitto e il suo gruppo di fedelissimi e soprattutto alla rottura quasi definitiva con la Lega di Salvini. Una rottura che potrebbe portare a una clamorosa divisione del Centrodestra alle prossime Regionali. Un favore per il premier che potrebbe così fare cappotto a maggio. Ma non finisce qui. In Parlamento c’è chi sussurra che l’intenzione di Berlusconi di non stracciare il Patto del Nazareno, nonostante lo schiaffo del premier sul Quirinale, celi l’auspicio dell’ex premier che alla fine Renzi decida di mantenere la contestata franchigia del 3% sull’evasione fiscale, ovvero la cosiddetta norma salva-Berlusconi. Ufficialmente, quindi, un provvedimento che interessa migliaia di italiani, ed è effettivamente così, ma che aiutando anche il leader di Forza Italia serve a mantenere in vita l’asse sulle riforme.

