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No alla grazia e Senato di sinistra. Silvio furioso, riforme in pericolo

No alla grazia e Senato di sinistra. Silvio furioso, riforme in pericolo
berlusconi
ESCLUSIVO – Una fonte ai massimi livelli di Forza Italia spiega ad Affaritaliani.it perché il patto sulle riforme rischia di saltare. Primo: a Berlusconi non piace il nuovo Senato. Secondo: pesa come un macigno il no di Napolitano alla grazia. I DETTAGLI NEL RETROSCENA

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

La strada delle riforme è tutta in salita. Allo stato attuale, infatti, come rivela ad Affaritaliani.it uno dei massimi esponenti di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi non voterà il nuovo Senato. Lo farà soltanto se verranno accolte una serie di modifiche. Il problema è la composizione. Così com’è stato ideato dal governo, infatti, “rischia di restare di sinistra per 250 anni”, spiega la fonte azzurra. Forza Italia contesta prima di tutto il fatto che la Camera Alta non sarà elettiva ma anche il fatto che non c’è un equilibrio tra le Regioni che quindi non sono ben rappresentate. Non solo. C’è anche un’eccessiva presenza dei sindaci e troppi delegati, 21, nominati dal presidente della Repubblica. Insomma, così com’è Berlusconi non lo vota. Senza considerare che l’ex Cavaliere insiste con la richiesta che la legge elettorale venga prima del Senato, anche se su questo punto è quasi impossibile che il Pd e la maggioranza facciano marcia indietro.

A complicare il tutto c’è poi la situazione personale e giudiziaria di Berlusconi. Il voto per le Europee si avvicina e il termine ultimo per la presentazione delle liste e delle candidature scade il 15 aprile. Una data di fuoco. Infatti secondo alcune indiscrezioni il verdetto dei magistrati di sorveglianza sulla pena da far scontare all’ex premier potrebbe slittare dal 10 al 15 aprile. Di fatto Silvio verrebbe a conoscenza del suo futuro a liste quasi chiuse. Le vicende giudiziarie di Berlusconi e la strategia per il voto del 25 maggio si intrecciano. Nell’inner circle del leader azzurro c’è aria di tensione. Gli avvocati temono che l’udienza del 10 aprile al Tribunale di Milano potrebbe non essere risolutiva. Per questo l’ex Cav è salito mercoledì sera al Quirinale per chiedere a Napolitano che cosa farebbe in caso di richiesta di grazia. La risposta del Capo dello Stato è stata negativa, anche se non al 100%, ma gli spiragli sono pochissimi. Da qui l’ulteriore caos sulle riforme.