Silvio Berlusconi, il ritratto dell’uomo che ha cambiato la politica italiana a tre anni dalla sua morte
Ex Presidente del Consiglio, uomo d’affari e di parole, simbolo di una stagione politica, mediatica ed economica che ha profondamente trasformato il nostro Paese. Lui, Silvio Berlusconi, è morto esattamente tre anni fa, il 12 giugno del 2023. Di lui resta l’eredità di una stagione italiana, un fenomeno che ha attraversato quasi mezzo secolo e che ancora oggi continua a influenzare linguaggi, modelli culturali e assetti politici. Amato dai suoi sostenitori, avversato con forza dai detrattori, Berlusconi è stato uno dei pochi italiani del dopoguerra capaci di diventare contemporaneamente imprenditore, editore, presidente sportivo, leader politico e fenomeno popolare. Un uomo che, nel bene e nel male, ha saputo incarnare aspirazioni, contraddizioni e trasformazioni di un Paese intero.
Dalla Milano del dopoguerra al sogno dell’ascesa sociale
Silvio Berlusconi nacque a Milano il 29 settembre 1936, nel quartiere Isola, in una famiglia della piccola borghesia. Il padre Luigi lavorava alla Banca Rasini, mentre la madre Rosa Bossi era impiegata alla Pirelli. La guerra costrinse la famiglia a lasciare Milano e a rifugiarsi prima a Saronno e poi nel Comasco. Al termine del conflitto i Berlusconi tornarono nel capoluogo lombardo e, con il miglioramento delle condizioni economiche, si trasferirono in viale Zara. Diplomato al liceo salesiano Sant’Ambrogio, Silvio si iscrisse a Giurisprudenza all’Università Statale di Milano, trascorrendo anche un periodo alla Sorbona di Parigi. Nel 1961 si laureò con 110 e lode con una tesi sul contratto pubblicitario. Prima dell’imprenditoria svolse lavori di ogni tipo: cantante sulle navi da crociera insieme all’amico di sempre Fedele Confalonieri, intrattenitore, venditore porta a porta. Esperienze che contribuirono a formare quel talento comunicativo che sarebbe diventato uno dei suoi tratti distintivi.
L’imprenditore e la città ideale chiamata Milano 2
Gli anni Sessanta furono, per lui, quelli delle prime iniziative immobiliari. Con Edilnord, Berlusconi diede vita a un progetto ambizioso destinato a diventare simbolico: Milano 2. Più che un semplice quartiere, era una visione urbanistica che anticipava un modello di vita moderno, fatto di servizi, spazi verdi e qualità abitativa. Attorno a quella realtà si sviluppò un universo che avrebbe costituito il primo laboratorio della rivoluzione berlusconiana. Nel 1977 arrivò il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro, conferito dal presidente Giovanni Leone.
Fu però nel mondo della comunicazione che Berlusconi intuì prima di altri la trasformazione del Paese. Nel 1975 fondò Fininvest e, poco dopo, rilevò Telemilano, la piccola emittente nata per servire Milano 2. Da lì prese forma Canale 5. Negli anni Ottanta il gruppo acquisì Italia 1 e Rete 4, costruendo il polo televisivo che avrebbe spezzato il monopolio Rai e cambiato per sempre il panorama dell’intrattenimento italiano. Mike Bongiorno, Corrado, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Maurizio Costanzo: Berlusconi mise insieme una squadra di volti che contribuirono a creare un nuovo linguaggio televisivo, più leggero, più commerciale e più vicino ai gusti del grande pubblico. I suoi sostenitori vi lessero una modernizzazione del Paese; i critici denunciarono invece la nascita di una cultura fondata sul consumismo e sulla spettacolarizzazione. In ogni caso, nessuno poté negare che quella rivoluzione avesse cambiato l’Italia.
Nel 1986 acquistò un Milan vicino al fallimento. Con Adriano Galliani costruì una delle squadre più forti di sempre. Arrivarono Arrigo Sacchi, Fabio Capello, Marco Van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Paolo Maldini, Franco Baresi. In trentuno anni la società conquistò ventinove trofei ufficiali, cinque Coppe dei Campioni e otto scudetti, diventando uno dei club più vincenti del pianeta. Per milioni di tifosi, Berlusconi non fu soltanto un presidente, ma l’uomo che trasformò il Milan in un simbolo internazionale.
L’ascesa in politica
Fondamentale, per la sua ascesa in politica, fu il rapporto con Bettino Craxi. Il leader socialista fu un interlocutore fondamentale per lo sviluppo delle televisioni private e i due furono legati anche da una profonda amicizia personale. Quando Tangentopoli travolse i partiti, Berlusconi comprese che si stava aprendo uno spazio politico nuovo. Così, il 26 gennaio 1994, pronunciò una frase destinata a entrare nella storia: “L’Italia è il Paese che amo”. Con quella videocassetta preregistrata annunciò la sua “discesa in campo“. Nacque Forza Italia e, nel giro di pochi mesi, l’imprenditore diventò presidente del Consiglio. L’operazione politica fu senza precedenti. Attraverso un linguaggio semplice e diretto, Berlusconi parlò agli italiani come aveva parlato per anni ai consumatori e ai telespettatori. Cambiarono i codici della politica: marketing, slogan, personalizzazione e leadership carismatica divennero centrali.
Dal 1994 al 2023 Berlusconi è stato il perno del centrodestra italiano. Quattro volte presidente del Consiglio, guidò i governi più longevi della Seconda Repubblica e riuscì a tenere insieme anime molto diverse: la Lega di Umberto Bossi prima e Matteo Salvini poi, Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e i moderati di matrice cattolica e liberale. Fu protagonista di scontri memorabili con Romano Prodi, Massimo D’Alema e i leader del centrosinistra. Celebre il “Contratto con gli italiani” firmato nel 2001 a Porta a Porta, simbolo di una politica sempre più costruita attorno al rapporto diretto con l’elettore.
La politica estera e le vicende giudiziarie
Berlusconi coltivò rapporti privilegiati con George W. Bush, Vladimir Putin, Gheddafi, Recep Tayyip Erdoğan e, successivamente, Barack Obama. Il suo stile informale e personale spesso suscitò polemiche, ma gli consentì di costruire una rete di rapporti internazionali che molti osservatori considerarono uno dei punti di forza della sua azione diplomatica. Il G8 dell’Aquila del 2009 rappresentò uno dei momenti più significativi della sua proiezione internazionale.
Ma la storia di Berlusconi è stata inseparabile dalle vicende giudiziarie. Per quasi trent’anni il rapporto con la magistratura ha rappresentato uno dei principali terreni di scontro della vita pubblica italiana. Il Cavaliere denunciò spesso l’esistenza di una persecuzione giudiziaria; i suoi avversari sostennero invece la necessità che rispondesse dei procedimenti che lo riguardavano. La condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset, nel 2013, portò alla decadenza da senatore e all’applicazione della legge Severino. Anche in quella fase, tuttavia, Berlusconi riuscì a mantenere un forte consenso tra i propri elettori.
Il caso Ruby
Il cosiddetto “caso Ruby” ha rappresentato uno dei momenti più controversi e mediaticamente rilevanti della parabola pubblica di Silvio Berlusconi. La vicenda, emersa tra il 2010 e il 2011, ha dato origine a un lungo iter giudiziario legato ai rapporti tra l’ex Presidente del Consiglio e Karima El Mahroug, nota come Ruby Rubacuori, all’epoca dei fatti minorenne. Le accuse hanno portato a un processo di grande rilievo pubblico, nel quale Berlusconi è stato inizialmente condannato in primo grado nel 2013 per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Tuttavia, la sentenza d’appello del 2014 lo ha assolto con formula piena, stabilendo che non vi erano elementi sufficienti a dimostrare né l’induzione indebita nei confronti delle autorità né la consapevolezza della minore età della ragazza. L’assoluzione è divenuta definitiva nel 2015 con la decisione della Corte di Cassazione. Anche il successivo filone giudiziario noto come “Ruby ter” si è concluso nel 2023 con un’assoluzione, pur con ulteriori sviluppi procedurali successivi legati a decisioni della Corte costituzionale.
Il declino e la capacità di reinventarsi
Dopo la crisi dello spread del 2011 e le dimissioni da Palazzo Chigi, molti lo considerarono politicamente finito. Eppure riuscì a tornare protagonista. Tornò in Europa come eurodeputato nel 2019 e nel 2022 venne nuovamente eletto al Senato. Pur avendo perso la leadership assoluta del centrodestra a favore di Giorgia Meloni, continuò a rappresentare una figura di riferimento per il mondo moderato.
Nel 2016 affrontò una delicata operazione al cuore. Nel 2023 venne ricoverato al San Raffaele per una polmonite insorta nel quadro di una leucemia mielomonocitica cronica. Il 12 giugno, all’età di 86 anni, morì a Milano. I funerali di Stato nel Duomo, celebrati dall’arcivescovo Mario Delpini, riunirono capi di Stato, esponenti politici di ogni schieramento, imprenditori, sportivi e migliaia di cittadini.
Gli amori e le residenze
Nel 1965, Berlusconi sposò Carla Elvira Dall’Oglio, da cui avrà Marina e Pier Silvio. Negli anni Ottanta conobbe Veronica Lario, con cui avrà tre figli e un matrimonio concluso nel 2012 dopo una lunga separazione iniziata nel 2009. Successivamente la sua relazione con Francesca Pascale segnò un nuovo capitolo della sua vita privata, fino al 2020, quando iniziò il legame con Marta Fascina, che lo accompagnerà fino alla fine.
La dimensione privata di Berlusconi è fortemente legata ai luoghi in cui ha vissuto e costruito la propria immagine pubblica. La residenza principale è stata Villa San Martino ad Arcore, divenuta simbolo del suo universo personale e politico. A Roma ha vissuto per anni a Palazzo Grazioli durante il periodo da Presidente del Consiglio, senza mai trasferirsi a Palazzo Chigi. Negli ultimi anni si è spostato a Villa Grande, sull’Appia Antica. Rimane però centrale anche Villa Borletti a Milano, storica residenza familiare e poi sede operativa del gruppo Fininvest.

