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Politica

di Angelo Maria Perrino

Ci siamo, dunque. Finalmente gli italiani hanno espresso il loro verdetto e scelto chi ci governerà per i prossimi cinque anni. Si esce dunque da questa terribile fase di provvisorietà, che in genere paralizza tutto e produce attese tattiche e rinvii opportunistici, si entra in una fase di certezze e, si spera, di stabilità politica.

Si spera nella stabilità perché il vero nemico dell'Italia, come segnalano i think tank internazionali, sarebbe l'instabilità, che genera precarietà, ansia, diffidenza, paura.

Abbiamo bisogno di riforme strutturali profondissime. E dolorose. Il Paese va rivoltato come un calzino. Per farle ci vuole un governo forte, con un buon programma, legittimato dal voto popolare. Perché solo un governo forte e popolare può combattere corporazioni e lobby, abbattere le resistenze corporative, contrastare i poteri forti che da decenni la fanno da padrone e le clientele annidate dappertutto che si sono mangiate tutto, riducendo l'Italia in stato comatoso.

L'auspicio, dunque, è che gli italiani, che nella loro inguaribile anarchia hanno come un sesto senso e sanno scegliere bene nei momenti chiave, lo facciano anche stavolta, esprimendosi in modo nitido verso una scelta precisa che ci eviti le soluzioni pasticciate, gli inciuci, le vie miracolistiche dei deus ex machina tecnici.

Ci vuole la politica, con la P maiuscola e il suo significato originario di arte e scienza della polis, che sappia riprendere il primato perduto sull'economia. E' necessario che i valori sostituiscano i dilaganti interessi e che la ricerca del bene comune e dell'interesse generale sappia imporsi alla logica degli interessi privati. Bisogna rilanciare il valore del pubblico, che non è di nessuno, ma di tutti.

Ci vuole un robusto rilancio dell'economia, fiaccata dalla crisi internazionale, ma anche dagli errori della classe dirigente, politica e imprenditoriale. Bisogna rilanciare la crescita e migliorare la produttività per tornare competitivi sui mercati internazionali. Solo così si potrà creare lavoro e fiducia nei tanti giovani disoccupati e senza futuro. Ma bisognerà ridurre l'insostenibile pressione fiscale, tra le più alte al mondo, che mette in ginocchio gli imprenditori più piccoli e meno protetti. E per farlo bisognerà operare sul fronte delle uscite, mettendo mano davvero a un taglio della spesa pubblica clientelare. Bisognerà dotarsi di una politica industriale, finora assente e di una maggiore cura per l'ambiente, la cultura, la formazione, la digitalizzazione diffusa, asset fondamentali per un Paese come l'Italia ma finora ignorati e  abbandonati a se stessi, come ci racconta tutti i giorni la cronaca. E bisogna recuperare spazio per il talento e il merito, oggi compressi e svalutati nel calderone generale. Bisognerà infine combattere la corruzione e lo sperpero delle risorse pubbliche e contrastare la malavita organizzata, padrona di fette sempre più ampie di territorio.

Ma non bisogna dimenticare gli anziani, i poveri, i malati, recuperando equità ed equilibrio ad un sistema divenuto perverso e lontano dai bisogni reali delle persone.

Ci vuole dunque un governo forte e stabile, guidato da un leader stimato, credibile e autorevole, che abbia dietro milioni di italiani intimamente convinti e pronti ad applicare e sostenere la sua ricetta e che possa avere davanti cinque anni di lavoro, corredati dalla necessaria coesione interna per evitare le implosioni verificatesi in entrambi gli schieramenti negli ultimi governi della cosiddetta seconda repubblica.

Andiamo dunque a votare e scegliamo con lucidità, costruendo le condizioni per la formazione di un governo solido, popolare e duraturo.

Dei premier propostisi in campagna elettorale il più credibile sembra essere il leader del centrosinistra Pierluigi Bersani, anche perché nel centrodestra il suo competitor ufficiale, il leader designato Angelino Alfano, è stato oscurato da Silvio Berlusconi. Mentre Monti, già molto inviso agli italiani per la sua azione governativa, con una campagna elettorale chiassosa e contraddittoria ha sciupato il carisma del tecnico imparziale e del medico impietoso che lo aveva proiettato a Palazzo Chigi.

Per gli altri non c'è storia, da Giulio Tremonti a Oscar Giannino, al pm Ingroia. Nessuno di loro ha chance alcuna. Possono semmai aggregarsi o fare ostruzione.

Resta da dire di Grillo, che insieme a Bersani sembra veleggiare con il vento in poppa, intercettando il voto dei milioni di scontenti e senza voce stufi, giustamente, della partitocrazia. Il bravissimo showman genovese ha svolto in questi anni un importantissimo ruolo di denuncia e con i suoi grillini, tanti, eserciterà una funzione positiva in un Parlamento molto giovane e molto rinnovato. Non solo come cane da guardia del Potere, ma anche nel ruolo di propulsore di idee originali e di nuova politica.

In conclusione, Bersani a palazzo Chigi e i grillini in Parlamento. Salvo soprese, questo dicono i pronostici. Ecco le due novità che possono innescare il cambiamento. A condizione che gli italiani non disperdano il voto in mille rivoli contraddittori e improduttivi.

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