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Bersani diserta l’incontro con Renzi

Bersani diserta l’incontro con Renzi
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Pier Luigi Bersani non andrà all’incontro dei parlamentari del Pd con Matteo Renzi. “Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”

E’ un Pier Luigi Bersani decisamente arrabbiato quello che annuncia di non avere alcuna intenzione di andare domani all’incontro dei parlamentari Pd convocato al Nazareno dal premier-segretario Matteo Renzi. “Non ci penso proprio – è la presa di posizione dell’ex leader del partito -, perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”. Parole di fuoco pronunciate in una lunga intervista che uscirà domani su Avvenire. Tra gli argomenti affrontati, anche la riforma delle banche popolari, il caso Rai-Mediaset e le liberalizzazioni.

Un attacco frontale Bersani lo riserva al Jobs act che “mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni Settanta” e perciò si pone “fuori dall’ordinamento costituzionale”. Un secco avvertimento al premier, poi, arriva su Italicum e riforma costituzionale: “Il combinato disposto” tra i due testi  “rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”.

Lo scontro dentro ai democratici si era già consumato ieri, quando il presidente del Consiglio aveva deciso di convocare una riunione dei gruppi dem che ha colto di sorpresa molti. La lettera aperta di Renzi ai ‘suoi’ parlamentari – un documento in cui si annunciava per venerdì un pomeriggio di dibattiti da un’ora ciascuno su scuola, Rai, ambiente e fisco – è piaciuta davvero a pochi. Fin da subito si era capito che buona parte della minoranza con tutta probabilità non avrebbe partecipato. Nessun “ordine di scuderia”, era stata la rassicurazione, “ognuno deciderà individualmente”, ma erano già stati in tanti a dare per scontato che non ci sarebbe stato né Bersani né i parlamentari a lui vicini come Davide Zoggia, Alfredo D’Attorre e Stefano Fassina. La mossa del premier era stata descritta (da fonti vicine ai dissidenti), come una reazione alla nascita della corrente dei ‘catto-renziani’, vale a dire quelli che fanno capo a Graziano Delrio e Matteo Richetti che proprio ieri sera si sono riuniti a Montecitorio alla presenza di Luca Lotti.