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Politica
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di Fabio Massa

E' l'unica partita che davvero ha un significato, adesso. Perchè chiunque sia il prossimo premier, il rischio di avere una vita poco più lunga di una farfalla è davvero concreto. Dunque, i principali player non si spendono per ascendere a Palazzo Chigi, lasciandoci un Mario Monti ansioso di andarsene. La stessa partita interna al Pd pare ingessata proprio da questa situazione, con Matteo Renzi solo sul ring, senza competitor, che evidentemente aspettano tempi migliori per spendersi. Vasco Errani aspetta l'elezione del presidente della Repubblica. Prima, non si muoverà.<p>Intanto, proprio sul presidente, Emma Bonino spera che l'accordo tra Pd e Pdl non porti a nulla. Se infatti l'accordo tra Bersani e Berlusconi non verrà trovato, e quindi non ci saranno larghe intese neppure sul Colle, iniziano ad essere molti i parlamentari pronti a votare per l'esponente Radicale. Una folta pattuglia di democratici milanesi, ad esempio, hanno formato un gruppo di pressione proprio per sostenerla. E colpisce che tra questi ci siano Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco, e Carmela Rozza, assessore ed ex capogruppo a Palazzo Marino. Due donne che "coprono" le istanze oggi maggioritarie nel regno di Pisapia, e che quindi non possono essere sottovalutate sul piano nazionale. Poi c'è la Lega Nord, nella quale parlamentari storici hanno dichiarato, nelle ultime riunioni in via Bellerio, di essere disponibili a votare per la Bonino. Stesso discorso da una parte dei laici del Pdl. Insomma, se non ci sarà l'accordo, o se qualche intoppo avverrà lungo la via del voto per il Colle, la Bonino da outsider potrebbe farcela. I bene informati, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, vedono come probabilissima l'elezione della Bonino qualora le prime tre votazioni vadano a vuoto. Da maggioranza qualificata (due terzi dei parlamentari), infatti, si passerebbe a una maggioranza assoluta molto più facile da raggiungere nel segreto dell'urna.

Tuttavia, proprio perché l'opzione Bonino non è fantascienza, chi la osteggia (leggasi cattolici del Pd e del Pdl, moderati in generale) stanno cercando un accordo affinché entro la prima o al massimo la seconda votazione possa essere indicato un nome. Impresa difficile, quasi disperata. Soprattutto perché, come avrebbe voluto qualcuno, dopo l'addio di Vendola al Parlamento non si è verificata la valanga di dimissioni da chi ha i doppi incarichi. Anche questa partita, secondo quanto risulta ad Affari, pur essendo molto tecnica, nasconde una grande significato politico. Attualmente in parlamento siedono ben 176 persone che devono ancora "scegliere" su quale poltrona sedere. E perché non scelgono, ben sapendo che sono chiamati a farlo? Per un motivo semplice: se rinunciassero, sul modello di Vendola, il numero dei parlamentari si ridurrebbe di 176 persone. Le dimissioni, stando a fonti di Affari, verrebbero infatti subito accettate dall'aula, ma per il subentro, e dunque la sostituzione, bisognerebbe aspettare la costituzione della giunta per le elezioni. Che - per il blocco delle commissioni - può essere costituita solo dopo la formazione del nuovo governo. Che, per essere nominato, deve attendere il nuovo presidente della Repubblica. Insomma, un cul de sac. L'ennesimo.

@FabioAMassa

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