Un’Europa unita per tutelare l’interesse nazionale, fino a un esercito comune. È la linea con cui il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiuso la seconda giornata di Economica, la rassegna di ANPIT a Casina Valadier. Prima, però, un pensiero sull’elicottero militare italiano precipitato in Bosnia: “L’ambasciatrice a Sarajevo è sul luogo dell’incidente, stiamo lavorando per avvisare le famiglie. Poi, il ministro ha ribadito che l’Italia ha bisogno dell’Europa: “Se non siamo uniti, i singoli Paesi rischiano di contare poco”. Da qui l’obiettivo di arrivare a un esercito europeo.
Quanto alla telefonata di Finlandia e Norvegia a Putin, “ho detto che va bene, se serve da stimolo a trovare un interlocutore unico. Stessa logica per la guida dell’Ue: non si può avere un’Europa ‘bicamere’, meglio un presidente, una sola voce. Persone di qualità per la figura di mediatore non mancano”. Quanto al vertice di Abu Dhabi – dove a novembre dovrebbero riunirsi Russia, Ucraina e Stati Uniti – “senza l’Europa la vicenda russa e il nodo delle sanzioni non si risolvono. Ma se appariamo divisi e deboli appariamo come interlocutori di serie B”. Poi l’attacco alle regole di Bruxelles: “Stanno frenando la crescita, sono scritte da chi non è mai entrato in una stalla o in una fabbrica. Per sostenere crescita e competitività dobbiamo immettere denaro sul mercato e non stringere i cordoni della borsa. L’Europa dovrebbe cambiare le obsolete regole sulla concorrenza”.
Altra questione quella dell‘Ex Ilva: “Il governo sta andando avanti dopo queste sentenze, non abbiamo intenzione di chiudere il più grande sito di acciaio in Europa. L’ambiente va rispettato ma il governo è fortemente impegnato. Lo Stato nel capitale di Ilva? Vedremo che succede, è tutto in fieri”.
Energia e Medio Oriente
Tra i temi affrontati anche la crisi in Medio Oriente: “Bisogna trovare una soluzione diplomatica, l’Iran non può avere la bomba atomica. Israele non può essere cancellato dalla carta geografica, ne va garantita la sicurezza, ma bisogna anche permettere alla Palestina di avere uno Stato. Finché ci sarà Hamas, quell’area sarà sempre incandescente. Dobbiamo lavorare sulla democrazia, l’uso delle armi non risolve il problema”.
Il ministro ha poi difeso la manovra: “Dicono che è stata timida? Non si poteva fare di più. La situazione economica non ci permette di fare ciò che vorremmo. Bisogna lavorare sul nucleare, sulle rinnovabili, sull’indipendenza energetica. C’è una crisi e un’inflazione esogena, che non è provocata da noi, né da una nostra scelta o da una nostra carenza. Abbiamo risposto ai bisogni di famiglie, giovani e imprese. Certo, avessimo avuto 50 miliadi avremmo fatto di più”.
Affari Alert
Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.
Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno


