di Sergio Luciano
E bravo Ignazio Marino, che stamattina alle 9 girava in bicicletta per via del Tritone a Roma, salutando passanti e turisti. Un “bravo” gli va attribuito perché la bici alleggerisce il traffico, un altro perché pedalare è eco-compatibile, un terzo perché – da medico – dà il buon esempio di come si giova alle coronarie.
Poi però cominciano i dolori, come ben sa chiunque giri per Roma non dico in bici ma anche in motorino. Intanto le buche sono un massacro per qualunque schiena; e, soprattutto, i dislivelli sono tali per cui spostarsi ordinariamente a pedali richiede un fisico bestiale: non è e non potrà mai essere una soluzione “di massa”, neanche nei Paesi più ciclistici, dall’Olanda alla Cina, si registra una diffusione capillare delle bici quando le città sono piene di salite e discese. E poi una metropoli che nelle ore diurne accoglie i movimenti frenetici di quattro milioni di persone e che è orfana da sempre di un minimo di politica della mobilità locale richiede comunque un approccio realistico: quindi ok alle pedonalizzazione ovunque si possa (ovunque, cioè, arrivino bene i mezzi pubblici) e ben venga il bike sharing o quant’altro di utile allo snellimento del traffico, però bando alla demagogia e alle cartoline da “luna di miele” municipale. Anche Gabriele Albertini a Milano andava spesso e volentieri in bicicletta, però durante il suo mandato da sindaco ha soprattutto dato un forte impulso allo sviluppo della rete della metropolitana…
Altrimenti si scade nel Demagistris-ismo, la deriva del sindaco di Napoli: chiacchiere, distintivo e pochi fatti. La gente se ne accorge, e la luna di miele finisce subito.
