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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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bossi maroni
"Abbiamo fatto ricorso al Tribunale di Milano perché lo Statuto prevede la cancellazione di Maroni dall'elenco degli iscritti alla Lega visto che in Lombardia non è iscritto al gruppo consiliare del Carroccio". Matteo Brigandì, onorevole di lungo corso, bossiano doc ed ex avvocato del partito, è l'uomo che ha patrocinato la causa contro il segretario. E ad Affaritaliani.it spiega: "Noi chiediamo giustizia, non vendetta. Questo ricorso prende le distanze dai cerchisti della prima e dell'ultima ora". Ma su Maroni è critico: "Quella di Bobo non è una Lega che condivido. Per me il Carroccio è stato ideata da Bossi e solo lui sa cos'è meglio". Poi esclude che Bossi possa fondare un nuovo partito, ma Maroni, dice, "si sarebbe dovuto dimettere".


Avvocato Brigandì, perché lei, insieme ad altri iscritti alla Lega, avete deciso di citare in giudizio Roberto Maroni?
"E' estremamente semplice. Lo statuto del Lega Nord dice che il socio che rivesta la qualifica di consigliere regionale deve iscriversi al gruppo della Lega. Ove ciò non avvenga, l'apposito comitato di disciplina lo deve cancellare".

Dalla Lega Nord?
"Dall'elenco dei soci. Maroni, eletto presidente di Regione, risulta appartenere non al gruppo della Lega Nord, ma a quello della 'Lista Civica Maroni Presidente'. Non è possibile che il capo della Lega sia iscritto ad un altro partito. E' fuori dalla grazia di Dio".

Era necessario ricorrere ad un tribunale esterno? Non sarebbe stato meglio lavare i panni sporchi in casa?
"Il comitato che avrebbe dovuto cancellarlo era presieduto da lui e da Bossi.  E' inverosimile che Maroni si pronunci su se stesso. Si tratta del classico caso in cui il controllore è il controllato. E l'organo di appello del controllore, cioè Maroni, è Bossi personalmente. Come può Umberto decidere su una questione come questa?".
 

MARONI: ESPULSIONE BOSSI? DECIDO IO

"C'e' stato un dibattito all'interno della riunione, ognuno ha detto la sua, ma le decisioni le ho prese io, come segretario federale, e sono quelle che ho esposto: le altre sono proposte, ma non sono le decisioni che io ho preso". Cosi' Roberto Maroni ha risposto a chi gli chiedeva conto delle richieste di espulsione di Umberto Bossi dalla Lega Nord avanzate da alcuni dirigenti nel corso dell'assemblea degli eletti del movimento domenica a Milano.

"Io sono il segretario federale, c'è una linea politica, chi non e' d'accordo si puo' accomodare fuori, il mondo e' grande". E aggiunge: "Domenica abbiamo deciso di tirare una riga: si riparte a discutere di cose concrete e non di menate".
 

LA RISPOSTA DEL SENATUR

Umberto Bossi non pensa di rischiare l'espulsione e ai cronisti che glielo chiedono risponde con "penso di no". Se qualcuno, in ogni caso, dovesse chiedere la cacciata del leader del Carroccio, risponderebbe "con una pernacchia". Quindi Bossi aggiunge: "poi come si fa a girare Lombardia, Veneto e Piemonte, mica si puo' girare?". E ancora, ai cronisti che gli domandano se gli elettori si ribellerebbero di fronte ad una sua espulsione la replica e': "non so, vediamo dopo. Mi ribellero' io".

Nel week end Maroni ha detto che 'sarà più cattivo', anche riferito a Bossi. I toni nella Lega sono sempre più accesi, non è che le due cose sono collegate?
"Le cose sono slegate. Noi chiediamo giustizia, non vendetta. Questo ricorso prende le distanze dai cerchisti della prima e dell'ultima ora. Maroni non può fare quello che vuole, come non lo poteva fare Rosi Mauro".

Nei giorni scorsi Bossi ha concesso diverse interviste in cui attacca a testa bassa Maroni, definendolo un 'traditore'. Come valuta queste interviste?
"Sono cose che devono essere chieste a Bossi. Devo dire però che c'è un indirizzo politico diverso in Maroni che non mi piace. Quella di Maroni non è una Lega che condivido".

Mi può fare qualche esempio?
"Preferisco privilegiare il ruolo di avvocato in questo momento. Per me la Lega è stata ideata da Bossi e lui sa quali sono le giuste manovre politiche. Mi sembra che dare spazio ad una serie di idee, come quelle che vediamo da un anno a questa parte, sia un errore. Bossi passava tutte le sere dal giornale per fare i manifesti. La comunicazione politica era ideata da Bossi e funzionava, adesso invece…".

Secondo lei Bossi farà un suo partito che si ispiri alla Lega delle origini?
"Spero di no. Certo bisogna cambiare. Sono i numeri che lo dicono. Siamo riusciti, in un anno, ad avere una variazione negativa spaventosa. Chi è nella Lega ragiona in un certo modo, chi non lo è fa quelle cose che abbiamo visto".

Insomma, Maroni proprio non le piace.
"Bossi a Pontida ha detto: un uomo vale quanto vale la sua parola. Un principio sacrosanto, ancora di più quando si parla di uomini politici. Maroni prima delle elezioni disse: se vinco mi dimetto. Queste dimissioni dove sono?"

Maroni ha portato le sue dimissioni in consiglio federale, ma sono state rigettate.
"Quelle non sono vere dimissioni. Lo vada a dire a Benedetto XVI. Maroni la promessa l'ha fatta agli elettori e solo questi possono scioglierla".

LA LETTERA DI MARONI

 Roberto Maroni ha scritto una lettera ai militanti della Lega Nord, in cui fa un "breve resoconto" di quanto emerso nel corso dell'assemblea degli eletti, domenica scorsa. Nella missiva, inviata a tutti i segretari nazionali (regionali), provinciali e ai segretari di sezioni, il leader del Caroccio e' durissimo con l'opposizione interna. "La Lega e' immortale, e continuera' a vivere e a lottare anche dopo Bossi e Maroni - scrive -. Sento e leggo, pero', che c'e' in giro qualche leghista (?) che da' la Lega per morta, che si vanta di essere chissa' chi, che ancora ha nostalgia di 'cerchi' e 'belsiti', che antepone il proprio interesse personale a quello del Movimento, che fomenta l'odio per spaccare tutto. Bossi li chiamava 'lumaconi bavosi', per me sono solo dei poveri pirla. Bene, questa gentaglia e' avvertita: chi vuole distruggere la Lega sara' distrutto".

L'incontro di domenica, e' stato "molto utile", sostiene Maroni. "Ci siamo parlati a viso aperto: cosa non va, cosa c'e' da fare, cosa va cambiato per riconquistare gli indecisi e i delusi". "E' stato un dibattito franco e approfondito, che mi ha permesso di trarre alcune conclusioni. In primo luogo, la questione settentrionale e' piu' attuale che mai, rappresenta il nostro progetto politico e continuera' a essere il punto di riferimento della azione politica della Lega; in secondo luogo, voglio aprire una fase di confronto interno sui temi concreti (e non sulle menate) che traducano 'Prima il Nord' in azioni anche di disobbedienza civile/fiscale. Per discutere di questi temi ho dato mandato alle segreterie nazionali di organizzare entro il 15 settembre le assemblee provinciali e nazionali aperte ai militanti" e "ho deciso di convocare una assemblea federale che si terra' al Lido di Venezia il 21 e il 22 settembre: discuteremo di programmi, di alleanze, di macroregione e di Padania".

"Dobbiamo far ripartire la 'Lega di lotta', che affianchi chi sta al governo di comuni, province e regioni con posizione critica, tornando a sventolare con forza le bandiere dell'indipendenza, della Padania e della nuova Europa dei popoli. Infine, ho deciso che e' ora di smetterla di farci del male con interviste, polemiche, risse verbali e cose di questo genere. Il congresso federale mi ha eletto Segretario sulla base di una precisa linea politica. Rimarro' segretario fino a che decidero' che sara' utile per il Movimento: chi non e' d'accordo se ne puo' andare, chi continuera' a polemizzare e ad insultare se ne dovra' andare".

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