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Politica

come italiana sia stata celebrata in un tribunale italiano", dice ancora. (AGI) Red/Bal 241824 GIU 13 NNNN

ALFANO, HO CHIESTO A BERLUSCONI DI TENERE DURO - Il segretario politico Pdl, Angelino Alfano, spiega di aver "appena chiamato il presidente Silvio Berlusconi per manifestargli la piu' profonda amarezza e l'immenso dolore di tutto il Popolo della Liberta', per una sentenza contraria al comune senso di giustizia, al buon senso e peggiore di ogni peggiore aspettativa". "L'ho invitato, a nome del nostro movimento politico, a tenere duro e - sottolinea Alfano, segretario Pdl e vicepremier - ad andare avanti a difesa dei valori, degli ideali e dei programmi che milioni di italiani hanno visto incarnati in lui".

BRUNETTA, E' ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTA - "Tutto cio' non e' piu' accettabile. E' arrivato il momento di dire definitivamente basta a questo attacco alla liberta'. Il Pdl sara' al fianco del suo leader per combattere questa ennesima battaglia". Lo afferma Renato Brunetta. Il presidente dei deputati Pdl aggiunge che "questa sentenza fa paura. Fa paura non solo e non tanto perche' cerca di assassinare moralmente e politicamente Berlusconi, ma perche' mostra agli italiani in che mani sia oggi la giustizia". "Quello contro il presidente del Popolo della liberta', Silvio Berlusconi, e' un atto eversivo dei principi di legalita' e del buon senso, sproporzionato e inaccettabile, messo in piedi da una parte della magistratura, ormai apertamente e sfacciatamente politicizzata", dice ancora Brunetta. "La sentenza sul 'caso Ruby' e' l'ennesimo episodio deplorevole e incommentabile di una giustizia, quella italiana, davanti alla quale l'intero Paese dovrebbe interrogarsi e indignarsi. Costruire un castello accusatorio basato sul nulla cosmico, e smentito piu' volte dai protagonisti stessi della vicenda - conclude - oltre ad essere estremamente grave e' preoccupante per la democrazia della nostra Repubblica. "Da ormai vent'anni si tenta di eliminare un competitor politico di altissimo calibro usando, di volta in volta, i processi, le sentenze, la mala giustizia".

CICCHITTO, SIAMO A LIMITI EVERSIONE. SALTA PACIFICAZIONE - "Siamo al limite dell'eversione e quindi del colpo di Stato". Cosi' Fabrizio Cicchitto ha commentato, su Sky Tg24, la sentenza Ruby. "Cosi' la pacificazione salta, ma non e' responsabilita' nostra", ha spiegato l'esponente del Pdl. "Questa e' un'operazione che punta a far saltare il quadro politico esistente", ha proseguito, ma "all'irresponsabilita' di questo nucleo di magistrati - e alle forze editoriali e finanziarie che lo sostengono - va risposto con responsabilita' per quel che riguarda l'aspetto politico". Allo stesso tempo, ha insistito, "dovremo denunciare davanti al popolo italiano quel che sta succedendo. E' ' una sentenza da tribunale speciale, ma mi auguro che il colpo di Stato non riesca. C'e' il tentativo di far fuori Berlusconi e impedirgli di fare politica". Cosi' "si cerca di attirarci in una provocazione che va respinta".

SANTANCHE', E PERCHE' NON GLI HANNO SPARATO A BERLUSCONI - "Il governo e la giustizia non c'entrano: noi questo governo l'abbiamo voluto e il presidente Berlusconi l'ha voluto piu' di tutti. Vogliamo che si facciano le cose che servono agli italiani per cui non c'entra niente, ma c'entra questa onta che oggi questo tribunale ha permesso di scrivere". Cosi' Daniela Santanche', dai microfoni dello speciale TgLa7 condotto da Enrico Mentana, in merito alle ripercussioni sull'azione di governo della condanna per il caso Ruby. "Mi sono stupita che non hanno chiesto di metterlo direttamente in galera, o che facessero di piu', che sparassero... Non so, mi sembra una cosa ridicola". "Ribadisco il mio dolore per una questione ingiusta perche' conosco il presidente Berlusconi e per una sentenza che mi dispiace

SANTANCHE', UNO SCHIFO, UNA VERGOGNA - "Uno schifo, una vergogna". Daniela Santanche' commenta cosi' la condanna per Silvio Berlusconi a sette anni di carcere per il caso Ruby. "Oggi la giustizia non e' di casa. Sono voluta venire qui - dice Sanantanche' al termine dell'udienza - perche' io che sono sempre dalla parte delle donne volevo vedere le tre donne che hanno giudicato il presidente Berlusconi. Sono rimasta troppo male, usare le donne, da parte di donne per una sentenza politica".

CARFAGNA, ESITO ATTESO. ANCORA SGAMBETTO A POTERE STATO - "Al di la' dell'esito del procedimento, che era atteso, oggi abbiamo una nuova prova dell'anomalia italiana: un processo sul nulla, senza una vittima, e' stato utilizzato come strumento per spiare e delegittimare un leader politico. E' il nuovo sgambetto di un potere dello Stato ad un altro, la dimostrazione che esiste una piccola frangia della magistratura che piega la legge e l'obbligatorieta' dell'azione penale alla lotta politica, sminuendo il ruolo fondamentale dell'amministrazione della giustizia cosi' come e' inteso dalla Costituzione". Cosi' Mara Carfagna, portavoce dei deputati Pdl. "Quello di oggi - conclude - e' certamente un altro duro colpo che la giustizia italiana infligge a se stessa e alla sua credibilita'. A Silvio Berlusconi va oggi la solidarieta' di tutti coloro che credono nella giustizia giusta".

IL PD:  PDL ABBASSI TONI. NO RIFLESSI SENTENZA SU GOVERNO - Danilo Leva, presidente forum Giustizia del Partito Democratico, ha invitato a rispettare la sentenza sul caso Ruby. "Come tutte le sentenze, quella di oggi del tribunale di Milano va rispetta, senza commettere l'errore di confondere il piano giudiziario con quello politico", ha dichiarato. "Sono quindi inaccettabili i commenti e le reazioni degli esponenti del Pdl, che invitiamo a abbassare i toni e a rispettare la volonta' dei giudici", ha ammonito, "da una forza che e' al momento al governo del Paese, ci aspetteremmo un atteggiamento piu' serio e rispettoso dei poteri di costituzionali". Detto questo, "la sentenza di oggi non puo' e non deve incidere sulla prosecuzione dell'azione di governo", ha avvertito.

ROMANI, DETERMINATI A COMBATTERE CON BERLUSCONI  - "In un giorno come questo, non ci sono parole per descrivere l'assurdita' dell'accanimento giudiziario che colpisce il nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, da quando ha deciso di impegnarsi politicamente per il suo, il nostro Paese". Lo ha dichiarato Paolo Romani, vicepresidente del gruppo Pdl in Senato. "Si fa solo sempre piu' forte la determinazione di essergli vicino e combattere le sue battaglie politiche per il bene dell'Italia", ha aggiunto.

17.38 RUBY: SCHIFANI, E' PERSECUZIONE INGIUSTA E PATOLOGICA - Renato Schifani ha duramente criticato la decisione del tribunale di Milano sul processo Ruby. "Una sentenza abnorme e surreale, con un colpevole e nessuna vittima", ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl. "D'altronde, aspettarsi dal tribunale di Milano una decisione favorevole al presidente Berlusconi e' praticamente impossibile", ha insistito. "Una certa magistratura e' capace di negare anche l'evidenza pur di colpire l'avversario politico di sempre", ha proseguito, "un'anomalia che esiste soltanto nel nostro Paese, dove alcuni giudici, schierati sempre dalla stessa parte, provano a ribaltare il giudizio chiaro e inequivocabile di dieci milioni di italiani che si riconoscono nel presidente Berlusconi. E che non ne possono piu' di una persecuzione ingiusta e patologica".

BIANCOFIORE, PAGINA VERGOGNOSA MA NON CI ARRENDEREMO  - "Sono sgomenta e addolorata per l'uomo Berlusconi. E sono angosciata per il futuro dell'Italia e della nostra democrazia". Lo afferma Michaela Biancofiore (Pdl), commentando la sentenza di primo grado sul processo Ruby. "Il fatto non sussiste, si sta condannando un innocente e lo hanno attestato le presunte vittime. E' caso di character assassination di una persona ma anche del Paese che ha rappresentato e che oggi e' sotto gli occhi del mondo", prosegue la sottosegretaria. "Una pagina vergognosa che consegnamo alla storia. Ma chi crede che ci arrenderemo si sbaglia", conclude Biancofiore.

CAPEZZONE, SENTENZA ASSURDA CHE SEGUE DISEGNO POLITICO - "La sentenza di pochi minuti fa e' assurda, e rende chiaro quello che gli italiani hanno compreso da tempo: e' in atto un ben preciso disegno politico, e poi mediatico-giudiziario, per tentare di estromettere dalla politica Silvio Berlusconi, 'colpevole' di rappresentare un baluardo insuperabile dalla sinistra italiana, attraverso le ordinarie vie democratiche e elettorali". Lo dichiara Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Finanze della Camera e Coordinatore dei dipartimenti Pdl. "Molto semplicemente, noi - prosegue Capezzone - non consentiremo che questo scenario si realizzi. Nessuno puo' togliere a Silvio Berlusconi il diritto di guidare il suo movimento politico, e nessuno puo' togliergli il diritto di essere riflerimento per l'Italia liberale, che lotta contro l'oppressione fiscale, l'oppressione burocratica e l'oppressione giudiziaria. E questi attacchi ingiusti e scomposti lo renderanno ancora piu' forte agli occhi dell'opinione pubblica", conclude.

CANCELLIERI, NON COMMENTO LE SENTENZE - "Non commento le sentenze": cosi' il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, a Catania risponde ai gionralisti dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi nel processo Ruby.

ROTONDI, NO AGGUATI GOVERNO MA RISPOSTA POLITICA A GOLPE - "E' una sentenza politica che avra' una risposta politica: nessuno agguato al governo, sostegno a Letta e Alfano nell'interesse dell'Italia, ma la risposta politica verra' e sara' fortissima". Lo assicura Gianfranco Rotondi. "Forse ne' il Pd, ne' Forza Italia sono lo strumento giusto per opporsi al colpo di Stato", dice ancora il deputato Pdl dopo la sentenza di primo grado del processo Ruby.

SCHIFANI, E' PERSECUZIONE INGIUSTA E PATOLOGICA - Renato Schifani ha duramente criticato la decisione del tribunale di Milano sul processo Ruby. "Una sentenza abnorme e surreale, con un colpevole e nessuna vittima", ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl. "D'altronde, aspettarsi dal tribunale di Milano una decisione favorevole al presidente Berlusconi e' praticamente impossibile", ha insistito. "Una certa magistratura e' capace di negare anche l'evidenza pur di colpire l'avversario politico di sempre", ha proseguito, "un'anomalia che esiste soltanto nel nostro Paese, dove alcuni giudici, schierati sempre dalla stessa parte, provano a ribaltare il giudizio chiaro e inequivocabile di dieci milioni di italiani che si riconoscono nel presidente Berlusconi. E che non ne possono piu' di una persecuzione ingiusta e patologica".

MALAN, SENTENZA ALLUCINANTE! PERICOLO PER DEMOCRAZIA - "Una condanna senza prove e senza reato contro il maggiore protagonista della politica italiana degli ultimi 20 anni e' un vero attentato alla democrazia e allo stato di diritto che pone l'Italia tra i paesi con la democrazia a rischio". Cosi' il senatore Pdl Lucio Malan secondo il quale "Purtroppo, non solo Berlusconi, ma le migliaia di cittadini italiani che si trovano ad avere a che fare con la giustizia, non importa se come accusati o come vittime, devono sperare di non essere considerati nemici politici dal magistrato di turno, ma solo sulla base della legge e dei fatti. Spesso succede, ma troppo spesso no".

GELMINI, BERLUSCONI E' PIU' FORTE DI PRIMA - "Questa sentenza porta dunque un'altra pietra al monumento della magistratura come contro potere giudicante di chi sia titolato o meno a governare il nostro Paese. Berlusconi e', nonostante tutto, piu' forte di prima". E' Maria Stella Gelmini, vicecapogruppo vicario Pdl, ad aggiungere che "cresce il numero delle persone che gli sono vicine anche per questa dolorosa persecuzione cha va avanti da venti anni. Il presidente Berlusconi deve sapere che tanti lo stimano sia come persona che come leader". "La giustizia del 'te la faremo pagare', a sentenza senza uno straccio di prova, nonostante la prova generale per una societa' del 'grande fratello', e del molto denaro pubblico speso inutilmente in intercettazioni, ha trovato finalmente la sua rappresentazione finale", aggiunge. "Certa magistratura, a Milano, nel silenzio generale, non amministra la giustizia, bensi' l'etica, nonostante le smentite di decine di testimoni e l'assenza di una prova: come accade in ogni teocrazia che si rispetti", conclude Gelmini. 

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