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Politica
Camera, barricate dei piccoli partiti contro l'Italicum

Come assicurato dai vertici del Pd, la legge elettorale superera' la prossima settimana - presumibilmente giovedi' - la prima prova parlamentare alla Camera, per poi passare al vaglio del Senato. Dove l'iter, pero', non si preannuncia del tutto tranquillo. Tanto che gli azzurri tornano ad avvisare il premier: pacta sunt servanda.

Silvio Berlusconi, per ora, continua a vedere 'rosa': Renzi manterra' la parola data. Ma gia' a Montecitorio, nelle prossime ore, potrebbero arrivare delle sorprese: e' infatti stato riaperto il termine per la presentazione degli emendamenti (scadra' lunedi' alle 12). Richiesta avanzata in capigruppo da Ncd, alla luce delle simulazioni fatte dagli uffici della Camera sulla distribuzione dei saggi sulla base di diversi algoritmi: ebbene, se si fosse votato con l'Italicum lo scorso anno, i piccoli sarebbero rimasti tutti fuori dal Parlamento, fatta eccezione per Scelta civica. Un vero e proprio shock per le formazioni minori, tanto da tornare alla carica su soglie, preferenze e candidature multiple.

Resta poi lo scoglio dell'emendamento Lauricella, ovvero quello che lega a doppio filo l'entrata in vigore della legge elettorale con le riforme istituzionali. Emendamento sul quale punta la minoranza Pd, ma anche Ncd, Lega - che ne ha presentato uno simile - e l'area centrista. Un ministro alfaniano, senza tanti giri di parole, avrebbe avvisato alcuni deputati del Nazareno: se non passa il 'lodo' Lauricella cade il governo. I renziani, al contrario, vorrebbero fosse trasformato in un semplice ordine del giorno. Ma dietro ai malumori per una riforma che rischia di 'falcidiare' la maggior parte delle formazioni politiche attualmente in Parlamento, salvando solo Pd, Forza Italia e 5 Stelle, si nasconde anche il timore di un ritorno anticipato alle urne. In sostanza si teme l'esistenza di quel patto segreto che sarebbe stato siglato tra Renzi e Berlusconi al Nazareno.

Certo, la situazione e' mutata rispetto ad allora: il segretario del Pd siede ora a palazzo Chigi e, spiegano fonti Ncd, non ha piu' interesse ad andare al voto con le europee. Ma il sospetto resta - anche tra le file della minoranza Pd - e alcuni alfaniani ipotizzano che il premier voglia comunque tenersi in tasca la carta delle urne, qualora la situazione dovesse precipitare. Per questo, non solo insospettisce il 'doppio binario' che per gli alfaniani sta continuando a portare avanti Renzi, assicurando da una parte il Cavaliere sul rispetto dell'accordo raggiunto con lui e, contemporaneamente, dall'altra parte continuando a tranquillizzare gli alleati di governo sul percorso congiunto di Italicum e riforme istituzionali.

Lunedi', quando scadra' il termine per gli emendamenti, i renziani - come era gia' successo in commissione - si attendono che la maggior parte delle richieste di modifica presentate da deputati Pd, Ncd e FI, e non rientranti nei termini degli accordi siglati - ovvero soglia per il premio da innalzare dal 35 al 37%; soglia di ingresso per i partiti in coalizione da abbassare dal 5 al 4,5%, 'salva-Lega' e candidature multiple - vengano ritirati. Ma stando agli ultimi rumors, la minoranza Pd non ha nessuna intenzione di fare passi indietro, almeno sull'emendamento Lauricella. E incombe sempre il voto segreto.

Nemmeno Ncd intende rinunciare alle sue battaglie: non solo sulle candidature multiple, ma anche sulla soglia di sbarramento di ingresso, da portare almeno al 4% e sull'abbassamento di quella per le coalizioni, ora al 12%. Ma altri scogli, e non di poco conto, rischiano di far arenare al Senato la riforma. Tanto che sia tra i dem che tra gli azzurri c'e' chi teme che l'iter dell'Italicum a palazzo Madama sara' alquanto periglioso, lento e potrebbe portare a uno stravolgimento dell'attuale testo. E' di oggi poi l'avviso inviato a Renzi attraverso un documento, promosso dal lettiano Russo e per ora sottoscritto da 21 senatori dem di diversa 'provenienza'. Praticamente un quarto del gruppo. Nel documento si chiede che l'Italicum sia vincolato alla riforma del Senato. Ma, soprattutto, si chiede a Renzi di fugare qualsiasi dubbio sulle 'maggioranze variabili', e nel mirino finisce il patto Renzi-Berlusconi: sulle riforme "e' importante marcare con attenzione i confini della maggioranza che ha scelto di appoggiare il governo Renzi", si legge nel testo.

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