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Camera, sì ai domiciliari per i tossicodipendenti. Ma i vannacciani non ci stanno: “Loro fuori e Roggero processato”

Passa il ddl con 153 si, 42 no e 82 astenuti. L’opposizione si astiene, ma M5s e Futuro nazionale votano contro

Camera, sì ai domiciliari per i tossicodipendenti. Ma i vannacciani non ci stanno: “Loro fuori e Roggero processato”

Camera, via libera definitivo al ddl sui domiciliari per detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce una nuova disciplina sulla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti inseriti in un percorso di recupero. Il provvedimento è stato approvato con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astensioni. La nuova normativa prevede, salvo alcune eccezioni, la possibilità di accedere a una particolare forma di detenzione domiciliare fondata sull’adesione a programmi terapeutici e riabilitativi per i condannati a pene non superiori a otto anni. La maggioranza ha votato compatta a favore del testo, mentre gran parte delle opposizioni ha scelto l’astensione, dichiarandosi favorevole all’impianto generale della riforma ma evidenziandone alcune criticità. Diversa la posizione del Movimento 5 Stelle e di Futuro Nazionale, che hanno espresso voto contrario.

Soddisfazione è stata espressa dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, che ha definito il provvedimento “una riforma importante che rende il nostro ordinamento più giusto, più moderno, più umano e, soprattutto, più efficace”. “Con l’approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati, il disegno di legge sulle misure alternative al carcere per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti diventa legge. Il carcere non rappresenta la risposta più adeguata per chi affronta una condizione di dipendenza e il recupero può essere la strada migliore per prevenire la recidiva e favorire un autentico reinserimento nella società”, le parole della sottosegretaria, che ha sottolineato come la nuova legge valorizza “i percorsi terapeutici, introduce la possibilità della detenzione domiciliare presso le comunità, rafforza gli strumenti alternativi alla detenzione e riconosce il legame che, in molti casi, esiste tra la dipendenza e il reato commesso”.

Per la Siracusano, la riforma dimostra come lo “Stato possa coniugare la certezza della pena con la finalità rieducativa della sanzione, offrendo a chi vuole cambiare un’opportunità concreta di recupero, senza mai rinunciare alla tutela della sicurezza collettiva. La finalità rieducativa della pena, sancita dalla Costituzione, trova oggi una concreta applicazione in una riforma che guarda alla sicurezza dei cittadini senza rinunciare al recupero delle persone”, ha dichiarato Siracusano.

La linea di Futuro nazionale

Durante il dibattito parlamentare non sono mancate le polemiche. In dichiarazione di voto, il deputato di Futuro Nazionale Gianangelo Bof ha criticato duramente il provvedimento, sostenendo che la nuova disciplina finisca per favorire chi commette reati in stato di dipendenza, penalizzando invece chi si difende. “È il mondo al contrario. Si dice che il tossicodipendente o l’alcolista che fa una rapina può avere diritto alla detenzione domiciliare, ma chi esce e si difende non può beneficiarne”, ha affermato Bof. Il deputato ha spiegato che un emendamento presentato dal suo gruppo, volto ad ampliare i benefici della legge anche a chi commette reati in situazioni riconducibili a stati emotivi particolari o in reazione a reiterate condotte vessatorie, è stato dichiarato inammissibile. “Poi abbiamo le processioni da Mario Roggero. Noi cerchiamo di aiutarlo in Aula e oggi ci si inventa un cavillo procedurale all’interno di questo provvedimento”, ha aggiunto.

L’emendamento di Futuro Nazionale prevedeva che la detenzione domiciliare potesse essere concessa anche in deroga ai limiti e alle preclusioni oggettive e soggettive “qualora il reato sia stato commesso in conseguenza di stati emotivi, purché determinati da un impulso contingente insorto in stato di provocazione, ovvero in reazione a reiterate condotte prevaricatrici o vessatorie, e sempre che non siano determinati da motivi abietti o futili e il fatto non sia stato commesso con premeditazione”. “Non possiamo accettare queste risposte procedurali”, ha concluso Bof.

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La posizione del M5s

Contrario al provvedimento anche il Movimento 5 Stelle. Nel corso della dichiarazione di voto, la deputata Valentina D’Orso ha espresso forti perplessità sull’impatto della nuova legge. “A chi si applicherà questa nuova misura? A soggetti che devono scontare una pena residua fino a otto anni, anche a chi ha commesso un unico reato molto grave. Persone potenzialmente assai pericolose che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza alcuna vigilanza e controllo”, ha dichiarato. D’Orso ha quindi portato un esempio per contestare la norma: “Potrà andare in comunità di recupero anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto, se riesce a dimostrare nel processo di essere tossicodipendente e che era sotto l’effetto della droga durante la manifestazione”. La parlamentare ha infine annunciato il voto contrario del Movimento 5 Stelle, distinguendosi dal resto delle opposizioni che hanno optato per l’astensione. “Si tratta di un provvedimento che per certi versi è un’operazione di pura facciata e per altri mina il principio della certezza della pena e la credibilità dello Stato”, ha concluso.

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