Il campo largo prende forma anche se le divisioni all’interno restano. In attesa di capire che cosa fare con Renzi, come porsi nei confronti della guerra in Ucraina e chi debba fare il leader, su una cosa M5s, Pd e Avs sembrano aver trovato un accordo: il ritorno del Reddito di cittadinanza. Ma il sussidio non sarà uguale al precedente. Boccia, capogruppo al Senato dei dem precisa: “Bisogna adattare la misura ai tempi” e Raffaella Paita (Italia viva) aggiunge: “Sostegno ai poveri, ma non truffe“. La mediazione sul Rdc – riporta La Repubblica – potrebbe passare da un cambio d’abito. Del resto, anche i 5s, nei venti punti elaborati da Nova evocano un “Reddito 2.0“, legato alla revisione integrale dell’Assegno di inclusione (Adi) e del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) introdotti dal governo Meloni.
E lo stesso Conte, parlando dell’assegno, ha fatto riferimento a una “riforma organica che andava messa a terra, ricalibrata e perfezionata”. “Servirà – sottolinea Boccia – costruire insieme una proposta di protezione sociale universale capace di garantire a tutti il diritto a una vita dignitosa: ai giovani, a chi non lavora, a chi lavora nelle varie forme, così come ai pensionati sotto la soglia di povertà”. I centristi intanto litigano tra di loro, ma sono corteggiatissimi dai capi coalizione. Con i sondaggi che indicano un sostanziale testa a testa tra centrosinistra e centrodestra anche mezzo punto può risultare decisivo per vincere le prossime elezioni. Ma bisogna anche fare in fretta, i segnali che arrivano da Chigi indicano in maggio il mese più probabile per le nuove elezioni.
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