Siamo naturalmente felicissimi se benzina, luce e gas costano meno. Ci mancherebbe. Se le famiglie risparmiano, è una buona notizia. Ma c’è qualcosa di curioso nella festa che il governo sta facendo attorno a questa nuova stagione di sconti. Eni abbassa il prezzo dei carburanti, IP e Q8 seguono, Plenitude annuncia poi il 30% in meno su luce e gas. Palazzo Chigi gongola come se avesse scoperto il petrolio sotto Montecitorio. Peccato che queste siano, formalmente, iniziative delle aziende.
Aziende che evidentemente hanno le loro ragioni per anticipare possibili interventi sul settore, proprio mentre da mesi si discute di contributi straordinari ed extraprofitti energetici. Il problema, dunque, non è lo sconto. È festeggiarlo come una politica energetica. Un governo dovrebbe occuparsi di approvvigionamenti, concorrenza, diversificazione delle fonti, infrastrutture, riduzione strutturale della domanda. Dovrebbe, in sostanza, costruire le condizioni perché l’energia costi meno.
Quando un governo arriva a gongolare per la generosità dei fornitori, più che una politica energetica sembra un campionato dì generosità (sacrosanto sia chiaro), che può funzionare ma non è una strategia. Non dimentichiamo che l’Italia continua a importare circa il 75% del suo fabbisogno energetico netto ed è dipendente per il 70% dai combustibili fossili e che i progetti per le rinnovabili o le comunità energetiche sono costantemente rallentati da burocrazia e veti locali che riguardano sia partiti di maggioranza che di opposizione la quale, oltre agli insistenti proclami green, non propone uno straccio di concretezza. Insomma, il solito copione. Dimenticavo, il partito trasversale dei pro Putin da sempre rivendica il gas russo, bontà loro…


