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Il Centro, lo schieramento politico che tutti cercano ma senza legge elettorale proporzionale non vedrà mai la luce

Mai tanta ambiguità ha interessato, oscurato, disprezzato e deriso un ambito del fare politico tanto prezioso nella storia e nell’essere del Bel Paese…

Il Centro, lo schieramento politico che tutti cercano ma senza legge elettorale proporzionale non vedrà mai la luce
Camera dei Deputati

Il Centro, quell’ambiguità che si fa tomba. Il commento 

Dunque il centro! Mai come negli ultimi anni si è parlato, talvolta con autentica ansia, del centro e mai tanta ambiguità ha interessato, oscurato, disprezzato e deriso un ambito del fare politico tanto prezioso nella storia e nell’essere del Bel Paese. Del resto oltre alle chimeriche velleità predatorie (il centro, da decenni, è visto solo come un serbatoio di voti da razziare tanto a destra quanto a sinistra), pressoché nessuno si è realmente interessato ad indagare il valore cultural-politico che “un vero centro” potrebbe rivestire per l’Italia del nuovo millennio.

Le ultime vicende, con nomi di centristi federatori più o meno fantasiosi, ne sono specchio fedele. D’altronde nell’Italia del dopo tangentopoli si è fatto strada un centro di destra -come e per contro- un centro di sinistra, ovvero la negazione -in essenza- del centro stesso che -per sua natura e per la sua storia- non può essere né di sinistra né di destra rappresentando e calmierando in se, le istanze dell’una o dell’altra parte.

È tutta racchiusa in questa colpevole ambiguità la negazione -potremmo dire, istituzionalizzata- del centro! In fondo da trent’anni, con l’avvento del bipolarismo, le leggi elettorali hanno perpetrato lo smembramento di un luogo politico in cui condividere valori, visione e scelte. O di qua, o di là: si è preteso! Questa la tomba, ieri come oggi, di un grande partito centrista e, persino, di una federazione di partiti moderati come fu -nei fatti e con differenti e rispettate sensibilità- il pentapartito.

Tutt’altro affare (nomen omen) sono le furbizie elettorali, in cui si iscrivono a pieno titolo gli attuali cespugli e cespuglietti di destra o di sinistra: da Noi moderati, all’Udc, Italia Viva, Azione e, ben ultimo, il nascente soggetto -a sinistra- che le cronache intesterebbero all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. Tutto fieno in cascina per chi (legittimamente ma mai apertamente), a destra come a sinistra, del centro non l’ha mai voluto saperne tanto da impedire -anche recentemente- il ritorno ad una legge elettorale proporzionale: unico, concreto ed autentico presupposto per la nascita di un nuovo vero “centro” in Italia.

Eppure nessuno disconosce la grande tradizione popolare che ha visto l’Italia governata dal centro: da posizioni moderate, rispettose ma non succubi delle storiche alleanze internazionali, capaci di fare orecchio -e tentare di dare risposte- a tutte le posizioni in campo. Una cultura politica eredità di una visione umana e sacra (nella sua accezione pasoliniana) della realtà e della storia. Non a caso il movimento popolare che fu di Sturzo, De Gasperi e Moro nacque d’associazionismo cattolico; da quanti avevano a cuore valori di pace, di libertà e di giustizia sociale ma vivevano -come la stragrande maggioranza degli italiani d’allora- le pene della fame razzolando con le mani nelle macerie -fisiche e morali- della seconda guerra mondiale. Anche oggi qualcuno pensa di ripartire dal Vaticano: appunto, per quanto sopra, la storia e la farsa!

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