Politica
Centrodestra, lavori in corso: dialoghi riservati tra Calenda, Marattin, Noi Moderati e Udc. L'ipotesi sbarramento al 3% accelera le manovre
Non una fusione a freddo, ma un’interlocuzione fitta per pesare di più verso le Politiche 2027. Il dialogo tra l'area liberal-democratica e i moderati di governo passa per la riforma elettorale

Luigi Marattin e Carlo Calenda
Centrodestra, lavori in corso: dialoghi riservati tra Calenda, Marattin, Noi Moderati e Udc. L'ipotesi sbarramento al 3% accelera le manovre
Il fermento politico che caratterizza l'inizio di quest'anno guarda già direttamente alle elezioni politiche del 2027. Al centro dell’attenzione non ci sono ancora accordi siglati o simboli depositati, bensì una serie di dialoghi riservati che potrebbero ridisegnare l'equilibrio della coalizione di centrodestra. Al centro delle manovre si muovono Carlo Calenda e Luigi Marattin, impegnati in una fase di esplorazione con i vertici di Noi Moderati e Udc per testare la fattibilità di un progetto comune.
Il tavolo delle trattative tra liberali e popolari
L'obiettivo di questi contatti non è la creazione immediata di un nuovo partito, ma la valutazione di una lista unitaria che possa fungere da polo attrattivo per l'elettorato moderato e produttivo. I pontieri delle diverse formazioni sono al lavoro per trovare una sintesi tra l'anima più tecnocratica e liberale, rappresentata dal binomio Calenda-Marattin, e quella più radicata nelle tradizioni cattoliche e territoriali di Maurizio Lupi e Antonio De Poli.
Si tratterebbe di un’operazione di ingegneria politica volta a colmare lo spazio tra la destra di governo e il polo centrista di Forza Italia, che però da solo potrebbe non bastare a intercettare tutti i flussi in uscita dalle opposizioni. I dialoghi attuali servono proprio a capire se queste diverse identità possano convivere in un unico contenitore elettorale senza snaturarsi.
La spinta della riforma elettorale: il nodo del 3%
A rendere questi colloqui particolarmente urgenti è l'ipotesi, sempre più concreta nei corridoi della Commissione Affari Costituzionali, di un imminente ritocco alla legge elettorale. Si ragiona con insistenza su una possibile legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento nazionale fissato al 3%, una soglia che cambierebbe radicalmente la strategia di tutte le formazioni minori.
In questo scenario, il dialogo tra Azione, il Partito Liberaldemocratico di Marattin, Noi Moderati e l’Udc non sarebbe più solo una scelta politica, ma una necessità tattica. Superare la soglia del 3% in modo isolato appare un'impresa rischiosa per ciascuno di questi soggetti, mentre una lista federata renderebbe il raggiungimento dell'obiettivo molto più agevole, garantendo una rappresentanza parlamentare solida e una capacità di influenza decisiva nella prossima legislatura.
Equilibri e incognite verso il 2027
La prudenza resta però la parola d'ordine. Se da un lato l'esigenza di fare massa critica spinge verso l'unione, dall'altro rimangono da sciogliere i nodi legati alla leadership e alla distribuzione dei collegi.
Giorgia Meloni osserva questi sviluppi con interesse, consapevole che un'area centrale più strutturata e meno frammentata potrebbe dare stabilità all'intera coalizione di centrodestra, offrendo un approdo sicuro a quegli elettori che cercano un'alternativa moderata ma chiaramente alternativa alla sinistra.
I prossimi mesi saranno decisivi per capire se questi dialoghi si trasformeranno in un patto pre-elettorale o se le spinte centrifughe dei singoli leader avranno la meglio sulla logica dell'aggregazione.
