Dalla battaglia sul simbolo al voto sulla Costituente: tutti gli scontri Grillo-Conte
Un lungo silenzio e poi la bomba, in pieno stile Beppe Grillo. Il comico – che non delude mai in quanto a scontri e parole poco gentili – ha scelto una calda mattina di fine luglio per riaccendere i motori dell’estate politica italiana. Lo ha fatto con lungo post pubblicato sul suo blog in cui ha accusato i nuovi grillini di essersi “montati la testa senza leggere le istruzioni”. Un intervento che, ancora una volta, non è rivolto agli avversari ma alla “sua” creatura: il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte.
Nel post il fondatore ha accusato il Movimento di aver smarrito ciò che lo rendeva unico nel panorama politico italiano: la propria identità e quella diversità che lo distingueva dagli altri. “Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”, scrive Grillo. Poi uno sguardo nostalgico a quel Movimento che, ricorda, “era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo…”.
Ma chi è Beppe Grillo?
Genovese, classe 1948, Grillo arriva alla politica dopo una lunga carriera da comico e attore, con spettacoli teatrali e televisivi che negli anni Ottanta e Novanta lo rendono uno dei volti satirici più noti d’Italia, spesso ai ferri corti con la Rai per i suoi attacchi ai partiti e al sistema di potere. È proprio da quella vena polemica, alimentata anche dal suo blog personale beppegrillo.it, che nasce nel 2007 il “V-Day”, la manifestazione contro la casta politica che getta le basi di quello che diventerà, due anni dopo, il Movimento 5 Stelle, fondato insieme all’imprenditore del web Gianroberto Casaleggio.
Da leader carismatico e volto simbolo delle battaglie contro i vitalizi, l’anti-establishment e la democrazia diretta attraverso la rete, Grillo accompagna il Movimento fino al successo elettorale del 2013 e poi al governo, per poi farsi progressivamente da parte sul piano operativo assumendo il ruolo di “garante”, una sorta di custode dei valori fondativi con potere di controllo sulle scelte strategiche del partito. Un ruolo che, negli ultimi anni, lo ha portato sempre più spesso a scontrarsi con la nuova guida del Movimento, Giuseppe Conte, in una tensione che va avanti ormai da tempo e di cui il post di oggi rappresenta solo l’ultimo, durissimo capitolo.
Una guerra che dura da anni
Un intervento che, ancora una volta, non è rivolto agli avversari ma alla “sua” creatura: il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. Nel post di questa mattina, non è mancato poi l’affondo sulle battaglie storiche del Movimento – reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta, transizione ecologica – che secondo Grillo si sarebbero ridotte, col tempo, a semplici slogan da convegno, dimenticati subito dopo. Nella seconda parte del post, il fondatore allarga lo sguardo a una riflessione più generale sulla crisi del “modello occidentale”, messo sotto pressione sia dall’interno che dall’esterno, citando anche il tema dell’immigrazione lasciata senza una gestione politica seria. Il monito finale è quasi profetico: quando la democrazia smette di rispondere ai cittadini, arriva sempre qualcuno pronto a promettere di farlo al suo posto, “a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”.
La faida tra i due ha progressivamente trasformato il rapporto tra il fondatore e il gruppo dirigente pentastellato in un vero e proprio scontro di potere. Una prima rottura era arrivata già nell’estate del 2024, quando Conte aveva avviato il percorso della “Costituente” per rilanciare il Movimento, mettendo in discussione alcuni pilastri storici: il vincolo dei due mandati, il ruolo del garante e persino l’ipotesi di un restyling del simbolo. Per Grillo, si tratta di aver alterato le fondamenta stesse dell’identità M5S; per Conte, invece, il futuro del Movimento non può dipendere dalla volontà di una sola persona, ma deve essere deciso dalla comunità degli iscritti. Da questioni di linea politica, lo scontro è rapidamente fatto battaglia: chi ha davvero il diritto di rappresentare il Movimento?
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Qualche mese più tardi, a ottobre 2024, Conte decide di non rinnovare il contratto di consulenza per la comunicazione che garantiva a Grillo un compenso annuale di 300mila euro, accusando il fondatore di portare avanti una comunicazione ostile e incompatibile con quel rapporto contrattuale. E ancora, a novembre dello stesso anno, il braccio di ferro sul voto della Costituente. Grillo, nella sua veste di garante, chiede e ottiene il riconteggio dei voti espressi dagli iscritti sulle modifiche statutarie, provocando una nuova votazione. Conte reagisce parlando di un tentativo di sabotaggio del processo democratico interno e accusando Grillo di rinnegare la sua stessa storia politica. Sul fronte del simbolo, Conte chiarisce che a suo avviso non appartiene né a lui né a Grillo, ma al Movimento nel suo complesso.
Nel corso dei mesi il conflitto si sposta più volte sul piano giudiziario: da un lato le diffide di Grillo, dall’altro la minaccia di Conte di portare la vicenda in tribunale, parlando apertamente di una possibile “lite temeraria” e chiedendo persino un risarcimento danni. Sullo sfondo resta aperta anche la contesa sulla proprietà del marchio e del simbolo del Movimento. Negli ultimi mesi, Giuseppe Conte ha accusato più volte il fondatore di ostacolare l’autonomia del Movimento e di voler annullare le decisioni prese democraticamente dagli iscritti; Grillo, dal canto suo, ha più volte lasciato intendere che il M5S di oggi non sia più riconoscibile rispetto a quello delle origini, arrivando in alcune occasioni a parlare di un Movimento politicamente “morto” nella sua forma originaria, pur destinato, a suo dire, ad avere comunque un futuro, “con o senza” gli attuali dirigenti.
Al netto delle diverse fasi, il filo conduttore resta lo stesso: la contesa su chi abbia davvero il diritto di interpretare e rappresentare l’eredità politica del Movimento 5 Stelle. Il post di oggi, arrivato alla vigilia della pausa estiva, sembra confermare che la ferita tra il “Garante” e il presidente del Movimento sia tutt’altro che rimarginata e che il derby a distanza tra il fondatore e il suo erede politico sia destinato a proseguire ancora a lungo. Chi avrà la meglio? Magari un certo Di Battista…

