Tanto tuonò che non piovvè. Chi si aspettava una crisi di governo sul tema della regolarizzazione dei migranti e sulle coperture del Decreto Rilancio è rimasto deluso e con la bocca asciutta. Il governo, seppur con un ritardo notevole, ha trovato la famosa quadra bossiana grazie alla capacità del premier Giuseppe Conte di mediare e di trovare un compromesso tra il Movimento 5 Stelle, il Pd e Italia Viva.
Poco prima della mezzanotte è arrivata la svolta con un franco scambio di idee tra Dario Franceschini, capodelegazione al governo del Partito Democratico, e Vito Crimi, capo politico dei 5 Stelle. Il senso del faccia a faccia è abbastanza chiaro: nessun regalo a Salvini e Meloni, stop alle polemiche. I due principali partiti di maggioranza hanno capito che i continui rinvii, i distinguo e le liti sulle agenzie di stampa avrebbero soltanto indebolito l’esecutivo in un momento difficilissimo per il Paese. Non solo, per Pd e M5S era anche necessario togliere ogni alibi ai renziani e depotenziare il loro quotidiano cannoneggiamento. Anche e soprattutto in vista della mozione di sfiducia presentata dal Centrodestra a Palazzo Madama contro il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede.
Da quel chiarimento durato non più di venti minuti è arrivata la decisione politica, avallata da Conte, di fare ognuno un passo indietro e trovare la sintesi, specialemente sulla regolarizzazione dei migranti. Decisiva è stata anche la dichiarazione nella tarda serata di martedì del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che con il suo pieno sostegno a Crimi ha di fatto messo a tacere l’ala destra del M5S, quella che in qualche modo rimpiange l’alleanza con la Lega e che sui migranti era pronta alle barricate. “Mettiamo nelle tasche di imprenditori e cittadini 55 miliardi a fondo perduto. Si va avanti per il bene dell’Italia e degli italiani. Le polemiche stanno a zero”, commenta con tono serafico un senatore dem di lungo corso.
L’attenzione ora si sposta sull’altra ‘mina’ per la maggioranza e cioè il Mes. Nel M5S potrebbe emergere una fronda contraria ai 36-37 miliardi di euro per le spese sanitarie, seppur senza condizioni, formata da 20-30 deputati alla Camera e 10-15 senatori a Palazzo Madama. Ma anche qui le fonti di Pd, Italia Viva e 5 Stelle ribadiscono in coro il concetto che “non si fanno regali a Salvini e Meloni“. Quindi il governo andrà comunque avanti, anche perché sul Mes ci sono già sicuri i voti di Forza Italia. Il soccorso azzurro per sminare la fronda degli eventuali ribelli M5S.


