Di Ernesto Vergani
C’è una paradosso tra la volontà positiva di risollevare le sorti della Chiesa da parte di Francesco e le modalità comunicative e il linguaggio utilizzati dal Pontefice nel documento in cui elenca 15 malattie della Curia.
Il testo presenta passaggi come: “visite ai cimiteri”, “impietrimento mentale”, “alzheimer mentale”, “schizofrenia esistenziale”, “faccia funerea”. Se è vero che le tecniche di comunicazione impongono un linguaggio che colpisca le menti, tale linguaggio può anche essere interpretato quale segnale di un messaggio debole.
Come può anche apparire insicura la scelta di 15 punti. E’ evidente infatti, è basti solo pensare all’ambito giornalistico, che la notizia in un pezzo, in un titolo è una. Come incerto è l’eccesso mediatico in genere. Anche a livello di comunicazione, ciò che è prezioso è raro. Lo sanno bene quelle star del cinema e della musica che centellinano la loro presenza.
Papa Francesco è stato chiamato per risollevare in particolare le sorti della Chiesa in America del Sud, dove il Cattolicesimo sta perdendo consensi. Dato ormai quasi certo che l’Europa e i ricchi Paesi dell’Occidente (con l’eccezione per certi versi dell’anomalia Usa) potrebbero essere sempre più atei. I preti sono anziani, i giovani frequentano sempre meno la messa e figli di questi ultimi, secondo le proiezioni dei sociologi, lo dovrebbero fare ancor meno.
Il rischio è che i problemi della Chiesa tolgano spazio alle questioni economico-sociali, per così dire e si accolga il linguaggio arcaico, strutturali e infrastrutturali che interessano le persone. Intanto anche il Financial Times ha dedicato l’apertura del giornale alle 15 malattie della Curia…
