Di Alberto Maggi
Pacche sulle spalle. Abbracci. Strette di mano. Applausi (anche se la Bonino scrive i bigliettini dicendo di non battere le mani). Lunedì 29 aprile alla Camera va in scena il volemose bene tra il Pd e il Pdl, sancito dalla fiducia bulgara al governo Letta. Passano poche ore e a Palazzo Madama il neo-premier è costretto a fare il super-democristiano per non toccare il tema spinoso dell’Imu che già minaccia l’esistenza stessa dell’esecutivo. Franceschini lancia la bomba (“non verrà abolita”), Delrio rincara la dose (“solo alleggerita”) e naturalmente Berlusconi e Brunetta sparano (“o si toglie l’Imu o nessun sostegno al governo”). Magari sono solo schermaglie, ma il Pdl ha fatto tutta la campagna elettorale sulla tassa tanto odiata dagli italiani, promettendo addirittura la restituzione. Come può ora accettare che non si arrivi nemmeno all’abolizione? I soldi, però, pare che non ci siano. O – sussurra qualcuno – non si vogliono trovare. Fatto sta che se il buongiorno si vede dal mattino siamo messi proprio male. Un governo appena nato e che già si mette a litigare. E gli appelli di Napolitano? E la pacificazione tanto invocata? Probabilmente i calcoli elettorali dei partiti contano di più…
@AlbertoMaggi74
