Di Ernesto Vergani
Nel suo discorso di insediamento alle Camere riunite, il nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella, tra i tanti temi affrontati, ha posto l’accento su economia e riforme istituzionali.
E’ vero che le cose più importanti sono disagio economico delle persone e mancanza di lavoro in particolare dei giovani, ed è quindi vero che le riforme strutturali del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sono giustamente decisive e necessitano di un approccio nuovo.
Tutto il capitolo delle riforme istituzionali – l’altro grande lato della rivoluzione di Renzi – rimane un punto interrogativo. E il fatto, come ha detto Sergio Mattarella, che è fondamentale che il Capo dello Stato sia arbitro e i giocatori corretti, è la cornice certa in cui inserire tali riforme.
Tuttavia il cosiddetto Parlamento dei nominati e l’impianto monocamerale possono anche essere messi in discussione: basti soltanto pensare a che cosa rappresenti l’elezione diretta dei rappresentanti del popolo quale strumento di democrazia e trasparenza.
L’argomento dell’unità nazionale è stato trattato dal nuovo Capo dello Stato, indirettamente, parlando di lotta alla mafia e alla corruzione e alla risoluzione del contenzioso con l’India per il caso dei due marò. Se è vero che in tutto il mondo nessuno Stato rinuncia all’unità nazionale (da che mondo è mondo gli Stati si fanno la guerra per uno scoglio), le democrazie più evolute possono anche prevedere forme di federalismo.
Rimane la questione del consenso e dei media. Il fatto che, a parte qualche voce isolata, circa le manovre che hanno portato all’elezione di Sergio Mattarella, tutti hanno parlato di capolavoro, di dieci e lode di Matteo Renzi – che ha fatto il vuoto intorno a sé frantumando il centro-destra e rendendo incerta tutta l’area della sinistra – tutto ciò può anche essere criticato, a partire dalle conseguenze a lungo termine di una simile scelta politica.
Gli esponenti del Governo in tutti i salotti e contesti televisivi recitano il mantra “a noi interessano l’Italia e gli italiani” (talvolta con toni persino nazionalistici/nazional-popolari), il che fa venire il sospetto che abbiano dubbi sulla consapevolezza che gli italiani hanno della loro democrazia.

