Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Le primarie del Partito Democratico dell’8 dicembre 2013 sono state un momento di vera democrazia. Una speranza per l’Italia intera e non solo per il popolo della sinistra e del Pd. Matteo Renzi ha stravinto, ha promesso di cambiare il Paese. E in molti gli hanno creduto. Il Rottamatore contro le vecchie logiche di Palazzo. Il Sindaco aveva promesso la sera dell’Immacolata: “Mai al governo senza passare dal voto. E basta con le larghe intese“. Bene. Bravo. Ottimo.
Peccato che stia accadendo esattamente l’opposto. Renzi è arrivato alla Direzione del Pd, alla quale Letta non ha partecipato, ha ringraziato il premier e poi lo ha pugnalato: “Serve un nuovo governo. Deve essere una legislatura costituente”. Ecco la svolta tanto attesa. Poi il segretario si è arrampicato sugli specchi per spiegare come mai, con un dietrofront imprevisto e che suscita non poche perplessità, ha deciso di andare lui a Palazzo Chigi.
A pensare male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca… diceva Giulio Andreotti. Già. E’ proprio così. Renzi come D’Alema. Letta come Prodi. Un cambio alla guida dell’esecutivo senza passare dalle urne. Questo è il dato. Un fatto chiaro e incontrovertibile. Un’operazione da Prima Repubblica, insomma. Senza se e senza. Il segretario cita l’”Attimo fuggente” e si richiama alla poesia, dicendo che questa è la strada più difficile per lui. Mah.
Intanto prende il potere, con le nomine delle partecipate in arrivo, il semestre Ue e l’Expo, senza aver vinto le elezioni. Con la prospettiva di governare fino al 2018, visto il timore della minoranza Pd di non essere ricandidata e la paura di Alfano e Scelta Civica del voto. Non ci siamo, caro Renzi. Non è questo lo spirito dell’8 dicembre. Non era quello che il popolo della sinistra e tanti italiani volevano e auspicavano. Un governo senza legittimazione popolare, alla D’Alema. Guidato proprio da colui che voleva abbattere l’apparato e rottamare i vecchi notabili della sinistra. Che delusione…

