La strategia comunicativa dei grandi media internazionali, a cominciare dal New York Times, è da qualche anno ormai quella di proporre, su temi scottanti e di attualità, due commenti di segno opposto allo stesso evento, pur seguendo una linea editoriale di tendenza abbastanza ben determinata.
E’ questo un modo per dare parola a tutti o, come sostiene qualcun altro, un modo di pararsi da eventuali attacchi e “conquistare” nello stesso tempo più lettori?
Se di una cosa dico che è bianca e nera contemporaneamente chi mi potrà accusare mai di essere un seguace di una delle due fazioni?
Un esempio esemplificativo di questo c’è stato negli ultimi due giorni con l’editoriale -cioè il pezzo principale- comparso sul Corriere della Sera.
Ieri infatti è stato pubblicato un articolo di Beppe Severgnini dal titolo roboante “Il naufragio dell’ Europa”; oggi il controcanto di Angelo Panebianco dal titolo ” I populisti e gli errori delle E’lite”.
Partiamo , cronologicamente, da Severgnini.
L’articolo era correlato da una fotografia del solito barcone a perpendicolo sull’acqua, con a bordo 600 immigrati al largo della Libia (per la cronaca, di questi 600, 562 sono stati salvati dalla Marina militare italiana).
L’articolo è in stile ampolloso che si apre con l’immancabile citazione dotta dall’ Eneide di Virgilio, Rari nantes in gurgite vasto, riferita alla flotta troiana affondata da Giunone ostile ai troiani.
A parte che i migranti sono tutt’altro che “rari”, subito dopo inizia l’attacco all’ Europa e agli europei colpevoli di permettere questo scempio.
Allora, premesso e dichiarato, che quello che succede ogni giorno sul mare in direzione dell’ Italia non può che produrre umana pietà non si capisce perché cercare con scientifica continuità di instillare sensi di colpa a chi di colpa non ne ha proprio.
Che ci possiamo fare se i migranti migrano?
Possiamo, si dice, “aiutarli in casa” ma per questo ci vorranno decenni e decenni di programmate e concordate azioni comunitarie che, tra l’altro, finora hanno avuto scarsissimi risultati e sono andate, tra l’altro, ad alimentare una corruzione stellare in Africa.
I migranti sanno bene a cosa vanno incontro affidandosi ai delinquenti che trattano esseri umani, ma all’Europa non può essere addebitato anche questo.
E tralascio tutta la parte sui migranti “legali” e non e quella, altrettanto corposa, sull’ infiltrazioni terroristiche al loro interno (che tuttavia ha grandissimo impatto sull’opinione pubblica).
Semmai, all’ Europa, le si può invece addebitare un intervento disastroso sulla Libia di Gheddafi che ha prodotto il disastro a cui assistiamo ora.
Intervento, si badi bene, fatto passare per “umanitario” contro la dittatura e in nome della democrazia con il risultato che ora dalla Libia partono tutti i disperati d’ Africa e d’ Asia. E nel frattempo, furbamente, Francia e Inghilterra hanno fatto affari ai danni dell’Italia e dell’Eni.
Oltretutto, visto quello che hanno prodotto in Egitto e in altri Stati africani le cosiddette “Primavere arabe”, occorrerebbe forse un momento di riflessione critica su quanto avvenuto.
Ma torniamo alla Libia.
Severgnini, tra parentesi, fu un fautore dell’intervento su Gheddafi di cui ora dovrebbe, almeno, lamentare gli effetti: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-06-27/02.spm.
Leggendo tutto l’articolo di Severgnini si apprende che ha passato tre giorni a bordo della portaerei “Cavour” al largo della Libia spesato, presumibilmente dalla Marina Militare, quindi da tutti noi contribuenti.
Dunque possiamo capire il senso dell’umana riconoscenza che prova Severgnini per le nostre forze Armate però sarebbe stato meglio un po’ più di sobria continenza.
Non so se per strategia o rimorso oggi il Corriere ospita invece, come detto, l’editoriale di Angelo Panebianco, con grande foto del solito barcone questa volta topologicamente rovesciato.
L’articolo di Panebianco, al contrario di quello di Severgnini, dimostra pragmatismo realista ed ha un visione più ampia e complessiva del problema e cioè non si parla solo dei migranti ma, in generale, della reazione delle E’lite questa volta mondiali ai problemi pratici della gente, cioè a quello che viene definito con termine dispregiativo “populismo”. Giustamente Panebianco afferma che fin quando chi governa i processi europei e mondiali, quindi principalmente la Merkel e Obama, si gireranno schifati alle richieste appunto del “popolo” le cose non potranno che peggiorare alimentando proprio le ali estreme, di destra e di sinistra, degli schieramenti politici come visto nelle ultime elezioni in Francia, Germania ed Austria.
Il teorema è facilmente dimostrato valido anche per l’Italia dove la Lega e Casa Pound (vedi Bolzano) crescono sotto l’onda delle mancate risposte ai problemi della gente da parte della E’lite italiana, questa volta incarnata dal premier Matteo Renzi.
La gente, il “popolo” appunto, si è stufato di un certo buonismo di facciata che non risolve nulla; diciamo che comincia a pensare che purtroppo (e sottolineo purtroppo) risorse per tutti non ce ne sono e quindi vorrebbe da chi lo governa un atteggiamento meno idealista e più pratico, soprattutto in tempi di acuta crisi economica (la ripresa di cui si parla ufficialmente, se c’è, in Italia si è dimenticata di passare).
Infatti, il vero rischio della “barconite”, per la nota legge dell’ eterogenesi dei fini, è il ritorno agli trenta dello scorso secolo, come giustamente fa notare sempre Panebianco…
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