La proposta avanzata dalla Von der Leyen di istituire un lockdown generale europeo contestualizzato è la prima proposta sensata che sento arrivare dall’inutile carrozzone europeo, essa sarebbe la prima vera decisione politica presa di comune accordo sin dai tempi della costituente. E’ chiaro che se essa venisse realizzata aggraverebbe ulteriormente il già disastroso impatto che si è avuto sul sistema economico di vari paesi, il nostro tra i primi. Ed è altrettanto chiaro che in tale ipotesi i benefici degli aiuti europei concordati la scorsa estate diventerebbero ancor più insufficienti per risanare le economie degli stati maggiormente colpiti e che sarebbe altresì impossibile raddoppiarli o triplicarli, senza far cadere il dogma anti-inflattivo a cui tanto tengono gli euroburocrati. Non esiste una sola medicina per guarire dal covidismo economico, solo i gli sciocchi potrebbero pensare che si possa tirar fuori dal cappello del mago un’unica soluzione per risolvere i problemi.
Una cosa però non ho mai sentito pronunciare dagli eurotalebani: la rimessa in discussione del debito pubblico. E’ chiaro che se esso fosse rimesso in discussione, che sia nei tassi accordati in passato, nelle tempistiche di ripagamento se non addirittura nella quota capitale, il risultato sarebbe di allentare la stretta al collo di quei paesi che già prima dell’avvento del covid faticavano a respirare ma anche da quello dei cosiddetti paesi virtuosi che anch’essi stanno subendo un tracollo economico.Non scordiamoci che la stessa Germania ha più volte beneficiato nella storia di tali meccanismi.
Nel sistema capitalistico la ridefinizione dei debiti è la prassi millenaria che consente sia al debitore che al creditore di sopravvivere. Non esistono vie di mezzo: se si ammazza il debitore, il creditore perderà tutto, capitale prestato più interessi.In Europa il capitalismo assoluto è un sistema che viene applicato solo al motore economico del sistema, se ci spostiamo nell’ambito finanziario delle relazioni tra stati, il sistema diventa invece un socialismo al contrario dove vengono salvaguardati sempre gli interessi dei soggetti prestatori di denaro a scapito di quelli dei pagatori, come se il prestar denaro debba essere per definizione sempre senza rischi.
La scelta è quindi filosofica: continuare con l’attuale formula di finanza interstatale assistita e protetta oppure adottare un sistema capitalistico vero, dove i prestatori/speculatori devono inevitabilmente fare i conti con i rischi e gli imprevisti collegati al prestare denaro, incluse eventuali rinegoziazioni degli accordi come alternativa ai fallimenti con perdita totale di capitale.Una cosa è certa: alla grande finanza degli interessi della popolazione non interessa nulla. E’ forse giunta l’ora di cambiare sistema e di levare il cappio al collo del debito pubblico ridiscutendolo anche verso tutti i soggetti esteri extraeuropei, Cina in primis. Ammesso che l’UE ne abbia le palle.

