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Tra denatalità e precarietà, qual è secondo lei l’emergenza sociale più urgente per le famiglie e per i giovani pugliesi?
Indubbiamente viviamo una dimensione che non riguarda soltanto i cittadini pugliesi, ma un po’ tutti i cittadini del Meridione e del Sud del Paese: un invecchiamento molto forte delle nostre comunità. C’è chi parla di inverno demografico, io parlerei di glaciazione demografica. Da una parte abbiamo una platea di anziani che aumenta e dall’altra i giovani che diminuiscono. Ma soprattutto, oltre alla denatalità, abbiamo giovani che vanno via. Io credo che una regione come la nostra, che è un ponte nel Mediterraneo, abbia la potenzialità e la capacità di poter trattenere i giovani. Restare nella propria regione non deve essere una conditio sine qua non, ma una possibilità. Questa possibilità la Puglia la può offrire attraverso politiche di sviluppo del territorio, ma anche sociali e lavorative. Non c’è una ricetta semplicistica per superare questa emergenza e non c’è una singola ricetta che possa risolvere la complessità dei fenomeni. In questo momento la Giunta regionale pugliese è impegnata attraverso un approccio interassessorile che mette insieme la problematica dell’abitare, quella sociale e quella sanitaria e, a cascata, le altre questioni: turismo, ricettività e trasporti. Tutti elementi che, in qualche modo, comunicano tra loro per superare un periodo comunque complicato, non soltanto per la nostra regione ma per tutte le regioni italiane.
Nei prossimi cinque anni qual è, secondo lei, la sfida maggiore da affrontare? E cosa si può fare già oggi?
La sfida è quella di ristabilire un equilibrio nella dinamica demografica delle nostre regioni e del nostro Paese. Questa è la grande sfida, che si affronta cercando di garantire ai nostri giovani la possibilità di un futuro e cioè anche di costruire una famiglia. Penso, per esempio, a una misura sulla quale sono stato chiamato a lavorare, che è il social freezing: una misura che consente alle giovani donne di poter congelare i propri ovociti in prospettiva di una possibilità di vita futura. Ha avuto un grande successo e una grande partecipazione. Questo cosa ci dimostra? Che dobbiamo mettere tutti, ma soprattutto i nostri giovani, nelle condizioni di poter sviluppare la propria vita qui nella nostra regione. Questo si fa attraverso politiche abitative, politiche legate al lavoro e politiche sociali molto robuste. Direi che in questa prima fase, molto complicata, della legislatura con il presidente Antonio Decaro si stanno mettendo a terra programmi e una pianificazione attenta che non sia figlia della risposta al singolo fabbisogno. Rispondere al fabbisogno attraverso misure semplicistiche è facile. Interpretare quei bisogni nella loro multidimensionalità è molto più difficile e quindi dare risposte a fabbisogni complessi non è semplice. In questa prima fase, attraverso le mie deleghe che riguardano welfare, sport e politiche giovanili, stiamo cercando proprio di invertire questa rotta.


