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Politica

"Non sono preoccupato. Gia' negli anni '70 il Pci voleva farmi fuori. Oggi ci prova il Pd. Mi mettono sotto processo forse perche' i miei atti sono per loro troppo estremisti. A questo punto non so se domani andro' alla direzione regionale del partito". L''ira tranquilla' del governatore siciliano Rosario Crocetta sembra segnare un bivio decisivo nel rapporto tra lui e il Partito democratico, nei giorni in cui la formazione politica e' alle prese con una complessa grana giudiziaria che ha prodotto il commissariamento dell'influente federazione di Messina.

Il 'fascicolo Crocetta' e' sul tavolo nazionale del Pd. Un grossa fetta del partito siciliano non tollera piu' l'irriducibile pulsione autonomista del presidente, che di inserire politici in giunta non ne vuole sapere e che col suo Megafono fa concorrenza diretta al Pd, come dimostrano le alleanze anomale nelle comunali di giugno e l'apertura di circoli in tutta Italia.

"I dirigenti del Pd vogliono far passare la tesi che io non faccio piu' parte del partito", aggiunge Crocetta stamane a Repubblica Palermo - allo scopo "di avere piu' posti in giunta in una logica da manuale Cencelli. Tutto il problema e' questo. Ma siamo sicuri - lancia il pesante sospetto - che i nomi finora propostimi sono cosi' estranei alle inchieste in corso?".

Ieri il segretario regionale Giuseppe Lupo sarebbe andato dal leader Guglielmo Epifani per provare a individuare una linea per districare l'ingarbugliata matassa siciliana. E il segretario nazionale potrebbe persino decidere di partecipare alla direzione regionale, magari in una data diversa da quella di domani, per governare animi sin troppo accesi.

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