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Politica

Dissidenti 'primedonne'? "Quelle parole le ho dette e le ho dette perche' le penso". Nessuna smentita, dunque: Matteo Orfini risponde a stretto giro a Gianni Cuperlo, sempre via Facebook. "Vedi caro Gianni, ieri - scrive il presidente dell'Assemblea nazionale Pd - e' successa una cosa molto grave. E per me dolorosa. Dopo mesi di discussione, dopo un impegno collettivo nella modifica di un testo importante, dopo un paziente lavoro di sintesi, al momento del voto finale una parte del nostro partito ha deciso di non rispettare le scelte e il lavoro che tutti insieme avevamo fatto". "Tu - riprende - ricorderai che all'inizio di questa legislatura io piu' di altri avevo perplessita' sulla scelta di far nascere un governo insieme a Berlusconi. Ricordo un colloquio che ebbi con te in Parlamento, in cui mi spiegasti che in quelle condizioni e dopo una decisione assunta collegialmente, non si poteva che bere l'amaro calice. Perche' proprio nei momenti difficili e' doveroso farsi carico collettivamente delle responsabilita', anche se non si condividono quelle scelte. Ti ascoltai, caro Gianni, perche' quelle tue parole venivano da lontano, da una cultura politica antica che in questo paese ha sempre contraddistinto la sinistra italiana. Ieri ho visto tanti nostri parlamentari farsi carico di una scelta difficile. Con grande dignita' e con grande passione".

"Qualcuno - scrive ancora Orfini - si e' commosso per la tensione. Ma tutti erano convinti che si doveva difendere il lavoro fatto insieme per migliorare il testo. Anche chi aveva dei dubbi su questo o sul quel passaggio. E, come sai bene, su alcuni aspetti li avevo anche io. Lo hanno fatto perche' il Jobs act e' cambiato in meglio e oggi e' un provvedimento utile grazie al lavoro di tutti". "Quelle centinaia di nostri parlamentari che ieri hanno fatto quella scelta difficile sono la ragione per cui qualcuno ha potuto distinguersi senza che accadesse nulla di irreparabile. Beh, caro Gianni, fattelo dire: oggi credo che siano quelli ad aver interpretato al meglio la mia idea di partito; mi permetto di dire, ricordando quel colloquio sul governo Letta, la nostra idea di partito. Se tutti ci comportassimo come ieri avete fatto voi - avverte - questo partito diventerebbe uno spazio politico, e non un soggetto politico, per citare Bersani. E non durerebbe a lungo. Ma c'e' un altro aspetto che mi colpisce della tua lettera. Forse e' utile approfondirlo. Io non sono 'entrato in maggioranza' per il semplice fatto che per me non esistono piu' una maggioranza e una minoranza del Pd: esiste il Pd, in cui ci sono donne e uomini liberi che si impegnano, pensano, combattono per migliorare la situazione del nostro malandato paese".

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