A- A+
Politica

L'Ansa riferisce che la Terza Commissione del Csm ha negato ad Antonio Ingroia il permesso di accettare l'invito del Governatore Crocetta a presiedere la Riscossione Sicilia S.p.A. (l'Equitalia locale). Il magistrato aveva chiesto collocamento fuori ruolo e aspettativa ed invece dovrà andare a svolgere le sue funzioni - normali e banali - ad Aosta.

Ammettendo che l'ex pm desiderasse quell'incarico per presiedere qualcosa, o per fare il Saint Just del fisco, o infine soltanto per tornare a vivere a Palermo, è naturale che sia dispiaciuto. E non sarebbe di buon gusto che noi ne godessimo. Purtroppo siamo peccatori e non sempre ci comportiamo come dovremmo. Ma in questo caso ci sono anche motivi più importanti.

Tutto parte della massima immortale di Lord Acton: "Il potere corrompe,e il potere assoluto corrompe assolutamente". In Italia, credendosi investiti di un potere assoluto, alcuni magistrati hanno trasformato l'indipendenza della magistratura in una sorta di impunità; hanno usato la loro carica sia per moralizzare la società (con spietato zelo da Inquisizione)  sia per realizzare un "progresso sociale" molto politicamente orientato. Così abbiamo assistito ad ogni sorta di eccessi, di deviazioni dall'etica dell'imparzialità, di assurdi protagonismi. Alcuni personaggi hanno scambiato l'intangibilità della legge per l'intangibilità delle loro ubbie. Hanno lanciato iniziative fantasiose e peggio che discutibili, mettendo nei guai anche personaggi notissimi, per poi dover constatare che i processi che hanno tentato di mettere in piedi si concludevano con un nulla di fatto. La stessa vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi, già assolto oltre venti volte, la dice lunga sull'amministrazione della giustizia in Italia. Quelle assoluzioni dimostrano o un'inammissibile incapacità professionale dei magistrati che hanno promosso quei processi oppure un inqualificabile accanimento giudiziario. In uno Stato di diritto ciò avrebbe dovuto condurre alla rimozione, se non all'incriminazione, di quei funzionari.

La lunga premessa serve a spiegare perché non ci siamo stupiti delle molte e rumorose iniziative di Antonio Ingroia. Non è il primo che ha utilizzato la fama indebitamente acquistata - indebitamente perché il grande magistrato è anonimo come la legge stessa - per scambiarla con un seggio in Parlamento o una fascia di sindaco. E tuttavia ad Ingroia bisognerebbe essere grati. Perché a volte, come insegnò Hanemann, similia similibus curantur: l'omeopatia cura un male con lo stesso male. A meno che in questo caso non si verifichi, come pensavano i greci, che l'eccesso prelude all'intervento della Nemesi.

Ingroia ha spasmodicamente teso ad ottenere la notorietà: come Woodcock, come De Magistris e come altri ancora. Ha voluto essere un moralizzatore e un raddrizzatore di torti: come Saverio Borrelli o come Davigo, a Milano, il pm che doveva rivoltare l'Italia come un calzino. È voluto intervenire in politica, se pure in nome della legge, come Caselli. Ha infine pensato di lasciare la magistratura per fare della politica il suo mestiere, come Antonio Di Pietro. E dopo avere riunito in sé tutte le caratteristiche dell'ipermagistrato italiano ecco che finalmente ha incontrato il limite: alle elezioni gli italiani non solo non gli hanno permesso di entrare in Parlamento, ma hanno mandato a casa anche il suo socio: quell'antesignano Di Pietro che ha tanto contribuito a ridimensionare la figura del magistrato.

Ingroia però non è uno stupido: dimostrando un notevole buon senso, prima di saltare in politica ha ben allacciato l'imbragatura. Non solo non si è sfilato la toga col gesto teatrale di Di Pietro che abbiamo rivisto tante volte in televisione, ma non ha lasciato la magistratura. E infatti, dopo la bruciante sconfitta, è ridivenuto il dr.Ingroia, magistrato. E poiché a termini di regolamento non poteva riprendere servizio nella stessa città di provenienza - essendosi finalmente scoperto che ha pulsioni politiche - ecco che il Csm si è premurato di tenerlo lontano da ogni tentazione spedendolo all'altro capo della penisola. E quando infine, favorito da Crocetta - anche lui di sinistra, vedi caso - ha comunque tentato il ritorno in Sicilia, il Csm l'ha bloccato. Ingroia deve proprio occuparsi di cause civili e processi penali, per abigeato. Ad Aosta. Fine della parabola.

C'è solo da sperare che la vicenda faccia riflettere qualche "piccolo Vishinskij" forse convinto che sia una pretesa eccessiva aspettarsi che il magistrato faccia il magistrato, con totale disinteresse e terzietà.
E tuttavia rimangono motivi di inquietudine. Niente niente Ingroia troverà che anche ad Aosta c'è la mafia e che in essa sono coinvolti i massimi politici locali?

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

Tags:
ingroia
Loading...

i più visti

casa, immobiliare
motori
Alfa Romeo: Giulia e Stelvio Web Edition, pensate per l’e-commerce

Alfa Romeo: Giulia e Stelvio Web Edition, pensate per l’e-commerce


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.