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Ddl “sparatutto”, c’è l’ok del Senato: ecco che cosa cambia con la nuova riforma della caccia

Più territori e specie cacciabili, ruolo dell’Ispra ridotto a consultivo, pene più dure per i bracconieri ma anche per chi protesta contro le battute di caccia: tutte le novità

Ddl “sparatutto”, c’è l’ok del Senato: ecco che cosa cambia con la nuova riforma della caccia

Nuova riforma della caccia, ambientalisti e animalisti promettono battaglia: tutte le novità del Ddl “sparatutto”

Il Senato ha approvato il disegno di legge che riforma la disciplina sulla caccia, intervenendo in modo sostanziale sulla legge 157 del 1992. Il provvedimento, presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan e composto da 20 articoli, è passato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Ora il testo va all’esame della Camera dei deputati, dove l’iter potrebbe non essere breve: in caso di modifiche, la legge dovrebbe tornare al Senato per un secondo passaggio. Mentre l’Aula votava, al Pantheon oltre cinquanta tra associazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche hanno manifestato contro quello che ribattezzano il “ddl sparatutto”, chiedendone il ritiro. Ecco, punto per punto, cosa cambia.

Più territori aperti alla caccia

La riforma amplia le aree potenzialmente interessate dall’attività venatoria. Il demanio marittimo resta escluso nelle zone balneari e turistico-ricreative, ma saranno le Regioni a individuare le altre aree demaniali dove la caccia potrà essere autorizzata. Cade inoltre il divieto assoluto di caccia nei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie degli uccelli: lì nasceranno Zone di protezione speciale, ma l’attività venatoria resterà comunque possibile secondo le linee guida regionali. Novità anche per gli ungulati: le Regioni potranno autorizzare la caccia di selezione e le battute al cinghiale anche con la neve, finora vietate. Arriva inoltre il via libera ai visori notturni, ma solo per il cinghiale e solo se non classificati come materiale d’armamento.

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Il ruolo dell’Ispra diventa solo consultivo

Uno dei punti più contestati riguarda l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il suo parere sui calendari venatori regionali, finora vincolante, diventa puramente consultivo. Le Regioni guadagnano così più autonomia per decidere le stagioni di caccia, potendo estendere il calendario oltre il consueto termine del 10 febbraio e modificare gli orari giornalieri, in raccordo con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.

Più specie cacciabili, meno vincoli sui richiami vivi

Tra le specie “prelevabili” entrano l’oca selvatica, il colombaccio e il piccione di città. Per il lupo, la riforma recepisce il declassamento del suo status di protezione deciso a livello europeo: l’animale non diventa cacciabile, ma si apre la porta a piani di contenimento nei casi previsti dalla legge. Vengono inoltre semplificate le procedure per catturare, allevare e utilizzare i piccoli uccelli migratori impiegati come richiami vivi.

Più spazio ai cacciatori stranieri

Le abilitazioni venatorie ottenute in altri Paesi Ue o dello Spazio economico europeo vengono equiparate a quelle italiane. Sparisce anche il sistema dei limiti numerici regionali per i cacciatori stranieri, comunitari ed extraeuropei, ampliando l’accesso all’attività venatoria sul territorio nazionale.

Sanzioni più dure, ma anche multe per chi protesta

Il provvedimento introduce una sanzione amministrativa fino a 900 euro per chi ostacola o disturba intenzionalmente battute di caccia o interventi di controllo della fauna: una norma che le associazioni temono possa colpire anche forme di protesta pacifica. Allo stesso tempo, ai gestori delle aziende faunistico-venatorie private viene riconosciuta la qualifica di imprenditore agricolo, con accesso a contributi pubblici. Sul fronte opposto, le pene contro il bracconaggio e la caccia illegale aumentano fino al triplo: sanzioni più severe per chi caccia nei periodi di divieto, abbatte specie protette o opera nei parchi e nelle riserve naturali. Per l’uccisione dell’orso bruno marsicano si arriva fino a due anni di arresto e ammende fino a 20mila euro.

Le due campane

Per la maggioranza e le associazioni venatorie la riforma introduce il principio di “gestione attiva” della fauna, affidando al cacciatore un ruolo di “bioregolatore” utile a contenere ungulati in sovrannumero, ridurre i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali. Cia-Agricoltori Italiani e Confcooperative hanno espresso apprezzamento per l’impostazione gestionale del testo.

Sul fronte opposto, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e Wwf Italia hanno parlato in una nota congiunta di una riforma che rischia di trasformare i boschi in poligoni di tiro senza regole, annunciando che la mobilitazione continuerà durante l’esame alla Camera. Anche una parte del centrodestra ha preso le distanze: la deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla ha annunciato battaglia parlamentare e l’eventuale ricorso al referendum. Il provvedimento passa ora alla Camera, dove il confronto tra maggioranza, opposizioni e mondo ambientalista è destinato a riaprirsi.

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