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Politica


Contratti a tempo determinato. I contratti a tempo determinato potranno raggiungere il massimo del 20 per cento rispetto al numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato con la sanzione, per chi non rispetta la regola, dell’assunzione a tempo indeterminato del dipendente.
 
Contratti a termine. Con le modifiche al Jobs Act, il datore di lavoro potrà prorogare un contratto a termine con lo stesso lavoratore fino a un massimo di 5 volte (erano 8 nella prima stesura del testo) e per un totale di 36 mesi (confermato). Si amplia, inoltre, il diritto di precedenza nelle assunzioni per le lavoratrici in congedo di maternità (i mesi di assenza varranno per la precedenza) e si obbliga il datore di lavoro a informare il lavoratore del diritto di precedenza con una comunicazione scritta.
 
Contratti di apprendistato. Viene reintrodotta la percentuale di stabilizzazione in servizio degli apprendisti previsto dalla Riforma Fornero (L. n. 92/2012). Tale norma imponeva all’impresa la regolarizzazione della metà degli apprendisti per potersene dotare di nuovi (percentuale scesa al 30 per cento fino al 2015). Vincolo reintrodotto ma soglia abbassata al 20 per cento e valida esclusivamente per le realtà con più di 30 unità (contro le 10 della riforma Fornero). Novità, queste, che insieme a quelle previste per il contratto a tempo determinato dovranno essere verificate dal ministero del Lavoro a 12 mesi dall’entrata in vigore della Legge, al fine di valutarne gli effetti occupazionali.

Formazione professionale. Viene ripristinata, poi, la formazione obbligatoria che dovrà essere offerta dalle Regioni; infatti, se quest’ultime non si attiveranno entro 45 giorni dalla comunicazione di instaurazione del rapporto, l’azienda non avrà il vincolo di integrare la formazione di tipo professionale e di mestiere con quella finalizzata all’acquisizione di competenze di base trasversale. Torna anche il Piano formativo individuale (Pfi), molto semplificato, che dovrà essere inserito nel contratto di apprendistato.
 
Contratti di solidarietà. Gli sconti contributivi in tutte Regioni salgono dal 25 al 30 per cento.

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decreto lavoro
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