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Meloni frena Salvini sul Decreto Sicurezza. Obiettivo evitare che la Lega si intesti la stretta. Pesano i dubbi del Quirinale
La premier vuole un pacchetto completo del governo. Inside

Diversi i nodi sul tavolo ancora da sciogliere
Due obiettivi: evitare frizioni con il Quirinale e non permettere alla Lega di intestarsi un provvedimento molto sentito dai cittadini in questo momento. E' la linea della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul Decreto Sicurezza, l'ennesimo, che oggi in Consiglio dei ministri è stato solo discusso ma non approvato con un vertice allargato ai leader della coalizione del Centrodestra.
Prima del Consiglio dei ministri, infatti, si è tenuto il vertice di governo a Palazzo Chigi. Alla riunione con la premier Giorgia Meloni sul nuovo pacchetto sicurezza erano presenti i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Durante la riunione di governo sul pacchetto sicurezza, con la premier Giorgia Meloni, sono state accolte le proposte del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, contenute in due diverse bozze di provvedimenti, un decreto legge e un ddl. È quanto si apprende da fonti di governo, che definiscono la riunione "costruttiva" e "molto positiva", in cui c'è stata "massima condivisione".
In particolare, le misure previste che puntano a contenere il fenomeno della violenza giovanile erano state inizialmente tutte concepite in un disegno di legge ma - secondo diverse valutazioni in corso nella maggioranza - potrebbero essere in parte recepite nel decreto legge: su questo è ancora in corso una valutazione. Il pacchetto sarà probabilmente varato entro fine mese in uno dei prossimi Cdm, come già auspicato dal ministro Piantedosi. Non si escludono eventuali limature o integrazioni alle bozze nei prossimi giorni.
Le nuove norme sulla stretta sono più o meno note da giorni: dal contrasto alle baby gang con le multe per i genitori che non controllano i propri figli fino all'arresto in flagranza di reato anche di minorenni. Dall'aumento degli anni di reclusione per scippi e furti nelle abitazioni fino a un maggior controllo del territorio. D'altronde i recenti fatti di cronaca, alcuni addirittura in alcune scuole, da Nord a Sud hanno spinto il governo ad accelerare. La premier fin dalla conferenza stampa di inizio anno ha indicato, insieme alla crescita economica, la sicurezza come una delle priorità del 2026.
E anche da Seul, al termine del viaggio in Asia, ne ha riparlato annunciando provvedimenti a breve e vertice di maggioranza. La Lega insiste da settimane e vorrebbe inserire il maggior numero di misure nel decreto e non del disegno di legge, in modo che entrino immediatamente in vigore. Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno e fedelissimo di Matteo Salvini, ha lavorato moltissimo per ottenere il massimo dei risultati.
E proprio oggi, al termine del vertice di maggioranza prima del Cdm, il partito guidato da Salvini ha fatto sapere che "la Lega conferma l’urgenza di approvare un pacchetto sicurezza che preveda, tra le altre cose, la possibilità di istituire zone rosse a vigilanza rafforzata in modo più rapido. È una soluzione per intervenire nei luoghi di degrado e spaccio con segnalazione di criminalità predatoria e può favorire l’allontanamento di soggetti molesti, aggressivi e con precedenti. L’allontanamento può avvenire in due modi: con ordine di allontanamento o di divieto di stazionamento. Oggi il 75% delle misure sono state applicate a stranieri".
Ma a Palazzo Chigi, e della vicenda se ne sta occupando in particolare il sottosegretario Alfredo Mantovano, sanno perfettamente che i requisiti costituzionali per un dl sono la necessità e l'urgenza. Serve quindi una interlocuzione informale e ufficiosa (preventiva) con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma questo confronto tra Chigi e Colle è appena cominciato. Sicuramente, come spiegano fonti qualificate ad Affaritaliani, non ci sarà il rimpatrio dei minori stranieri che commettono reati, evocato dal vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture (sul quale Piantedosi ha sollevato diversi dubbi), in quanto questa norma andrebbe in palese conflitto con diverse regole dell'Unione europea e porterebbe a numerosi ricorsi all'Alta Corte Ue.
Altro provvedimento sul quale si discute è quello proposto dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara per installare metal detector in alcuni istituti superiori considerati maggiormente a rischio. Una norma ovviamente per evitare che a scuola gli studenti portino coltelli ma che potrebbe sollevare problemi di altro tipo e che non convince una parte della maggioranza. Poi c'è sempre la richiesta della Lega di altri 3mila militari dell'Esercito da impiegare nella missione 'Strade Sicure' alla quale però si oppone con forza il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato invece di più carabinieri (ma non soldati).
Insomma, Meloni è consapevole che una buona fetta di cittadini percepisce come grave il problema della sicurezza e vuole intervenire in fretta. Ma senza tensioni con il Capo dello Stato, senza stop and go con ricorsi vari e ipotesi di bocciature e riscritture. E soprattutto punta a fare del pacchetto completo sicurezza (decreto e disegno di legge) un provvedimento collegiale del governo e in primis della presidenza del Consiglio e del ministero dell'Interno per non consentire alla Lega e a Salvini di cavalcare in chiave elettorale un tema considerato delicatissimo e molto sentito dalla popolazione, soprattutto tra le donne e gli anziani. E non solo nelle periferie delle grandi città ma anche nei piccoli comuni, da Nord a Sud senza eccezioni.
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