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Di Maio teme la fronda sudista M5S. Ecco perché l’autonomia non passa

Autonomia regionale, è forte il rischio che la maggioranza finisca ko a Palazzo Madama

Di Maio teme la fronda sudista M5S. Ecco perché l’autonomia non passa
salvini di maio

Luigi Di Maio non controlla tutti i suoi parlamentari, in particolare molti eletti al Centro-Sud, e teme fortemente la caduta del governo. Ecco il vero motivo dei continui rinvii sull’autonomia regionale. Mercoledì sera durante il vertice a Palazzo Chigi c’è stato l’ennesimo nulla di fatto. Quell’”accordo di massima” fatto filtrare da fonti di Palazzo Chigi altro non è che l’ok alla parte legate alle risorse, sulla quale c’era già stato il via libera da parte del ministro dell’Economia Giovanni Tria tre mesi fa.

Ora ci sarà l’ennesimo incontro lunedì prossimo per affrontare la parte delle competenze da delegare alle Regioni, punto sul quale da Natale l’accordo non si trova. Ad allontanare l’intesa nella maggioranza ci sono sicuramente il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e la ministra della Salute Giulia Grillo (sul responsabile dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli c’è un grosso punto di domanda in quanto, come spiegano fonti leghiste, cambia continuamente idea), entrambi esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali non vogliono che molte delle loro competenze vengano assegnate alle Regioni.

Ma il punto vero sul quale si è arenata la trattativa è tutto politico. Il vicepremier Di Maio è fondamentalmente d’accordo con il progetto messo a punto della ministra dell’Autonomia Erika Stefani, ormai gli aggiustamenti che aveva chiesto sono stati fatti e se fosse per lui (stesso discorso per il premier Giuseppe Conte) il disco verde del Consiglio dei ministri ci sarebbe già stato. Il problema è tutto interno ai 5 Stelle.

In Parlamento si parla di una vera e propria fronda formata soprattutto da parlamentari campani pentastellati (e non solo quelli che fanno riferimento al presidente della Camera Roberto Fico) che non vuol nemmeno sentir parlare di autonomia regionali per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in quanto il timore, forte, è quello di una penalizzazione del Sud. Malumori e dubbi ci sarebbero anche tra diversi deputati e senatori grillini delle altre Regioni del Mezzogiorno. Di Maio, quindi, starebbe prendendo continuamente tempo perché teme fortemente l’approdo in Parlamento dell’accordo tra il governo e le Regioni.

La paura è che, soprattutto a Palazzo Madama dove i numeri sono risicatissimi, i forti dubbi interni al M5S possano far andare sotto la maggioranza non solo in Aula ma anche nelle varie commissioni dove il provvedimento dovrà passare. E poco cambierebbe se ci fosse il soccorso di Forza Italia (non di Fratelli d’Italia, centralisti) che garantirebbe l’ok all’intesa sull’autonomia ma farebbe emergere in modo evidente come su un tema prioritario (così è indicato nel contratto di governo) la maggioranza non è autosufficiente.

E a quel punto, spiegano fonti leghiste, Salvini non potrebbe far altro che dichiarare chiusa l’esperienza con i 5 Stelle. Anche perché il Carroccio Veneto, la famigerata Liga di Luca Zaia, ma anche il Governatore lombardo Attilio Fontana (sostenuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, varesino doc) restano in trepidante attesa e continuano a esercitare un pressing sempre più forte sul ministro dell’Interno e sul governo.

Nella Lega ormai non ne possono più di rinvii e quasi accordi in molti chiedono che i nodi vengano al pettine. Insomma – è il ragionamento che fanno in Via Bellerio – se Di Maio non è in grado di garantire l’ok all’autonomia regionale da parte di tutti i suoi parlamentari lo dica apertamente e non continui a perdere tempo. Su una cosa non ci sono dubbi: né Zaia né Fontana intendono rivedere il progetto già messo a punto nei mesi scorsi con la ministra Stefani.