Quel richiamo ai “rischi da incertezze politiche” contenuto nelle previsioni della Commissione europea sulla crescita italiana e sull’andamento dei conti pubblici non è affatto casuale. E piomba come una ‘macigno’ sulla Direzione Nazionale del Partito Democratico. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiarissimo: niente elezioni politiche anticipate a giugno, avanti fino al 2018 con il governo Gentiloni. L’Italia è già impegnata in una delicatissima trattativa con l’Ue sulla manovra correttiva, con la richiesta di varare i primi provvedimenti già entro il 22 febbraio, e ora arriva anche un chiaro avvertimento a evitare “incertezze politiche”. E le elezioni, soprattutto con una legge proporzionale, sono una vera e propria incognita.
Non solo, c’è anche il rischio – ovviamente dal punto di vista di Bruxelles – della vittoria dei populisti o di una saldatura post-elezioni tra 5 Stelle e Lega-Fratelli d’Italia. E’ evidente che in un anno in cui si va al voto in Olanda, Francia e Germania l’Unione europea ha tutto l’interesse affinché almeno in Italia non ci siano terremoti politici e si vada avanti con Gentiloni e il ministro dell’Economia Padoan molto apprezzato dai colleghi Ue. A questo punto bisognerà vedere fino a che punto Renzi tenterà di forzare la mano, non solo all’interno del suo partito ma anche nei confronti delle istituzioni comunitarie e del duo Gentiloni-Padoan. Quasi certamente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, attento agli equilibri dei conti pubblici e ai rapporti con l’Ue condivide l’invito della Commissione a evitare “rischi da incertezze politiche“. Così come la Bce di Mario Draghi.

