Politica
Direzione Pd, sulle riforme sì all'unanimità per Renzi. Minoranza non partecipa al voto
Approvata all'unanimità dalla direzione del Pd la linea del premier Matteo Renzi sulle riforme. Ma la minoranza dem non partecipa al voto. L'articolo 2 del ddl Boschi sul nuovo Senato, che prevede la non eleggibilità dei senatori, non si tocca, sebbene il segretario apra alla possibilità di "modifiche tecniche". Apertura accolta con favore anche dall'ex segretario Pier Luigi Bersani, assente alla direzione perché impegnato a chiudere la festa dell'Unità a Modena.
Scuola, legge di stabilità, immigrazione, ma la parte sulla riforma del Senato, il segretario-premier lo tiene per il finale. Due sono i messaggi, uno alla minoranza del Pd, l'altro direttamente al presidente del Senato. Il primo: "La discussione sulla composizione del nuovo Senato ci vede aperti alla discussione, non abbiamo particolari preclusioni. Ma se qualcuno vuole utilizzare la Costituzione per una sorta di diktat, per altro da parte di una minoranza del partito, allora hanno sbagliato tutto: se i diktat non li mette la maggioranza, figuriamoci se può metterlo la minoranza". Il secondo, che prosegue nel solco della personale querelle con la seconda carica dello Stato: "Il presidente del Senato ha lasciato intendere che potrebbe aprire alle modifiche su un articolo già passato due volte per le Camere. Sarebbe un fatto del tutto inedito".
Secondo Renzi l'elezione diretta dei futuri senatori - il nodo del contendere all'interno del Pd ora che il disegno di legge Boschi è di nuovo in discussione a Palazzo Madama - "non può sussistere perché negata dalla doppia conforme". Negata, cioè, già due volte (sia al Senato, sia alla Camera). Nessuno, però, - ci tiene a precisare il premier e segretario del Partito democratico rispondendo a un'accusa del leader di Sel Nichi Vendola - "ha minacciato Pietro Grasso. Se il presidente del Senato apre sulla doppia conforme è ovvio che dobbiamo fare una riunione dei gruppi parlamentari del Pd per ragionare su cosa apre questa discussione. E' stato detto da qualche leader dell'opposizione che convocherei le Camere, ma non è vero: non è nel potere del premier. Ho solo detto che di fronte a un'eventuale e inedita decisione di Grasso di aprire sulla doppia lettura conforme, il Pd si riunirebbe in Camera e Senato per decidere cosa fare".
All'interno della minoranza ci sono alcune defezioni importanti all'appuntamento odierno (voluto e convocato dal premier e segretario dem): oltre a Felice Casson, che ha già annunciato la propria assenza, alla direzione partecipa neanche Pier Luigi Bersani, impegnato alla festa dell'Unità di Modena. L'ex segretario, in serata, ha commentato: "Mi pare che Renzi abbia fatto un'apertura significativa: se si intende che gli elettori scelgono i senatori e i consigli regionali ratificano va bene, perché è la sostanza di quello che abbiamo sempre chiesto. Meglio tardi che mai: vedremo al Senato come verrà tradotta questa indicazione".
