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Politica

di Angelo Maria Perrino
 

CORRADO PASSERA AD AFFARI: "PER ORA FACCIO IL MINISTRO, POI SI VEDRÀ". LEGGI L'INTERVISTA
 

Quel che si temeva nel Palazzo è accaduto. Con le elezioni del 25 febbraio c'è un solo vincitore, Beppe Grillo e tanti sconfitti. Tutti. Ma soprattutto si perde quell'idea di governabilità, tanto auspicata dalle diplomazie e dai mercati internazionali. Non c'è una maggioranza in Parlamento capace di esprimere un governo. Tra i due grandi partiti popolari, il Pdl e il Pd, la partita va a chiudersi, mentre è ancora in corso lo spoglio, con un sostanziale pareggio. E come nel gioco dell'oca: se l'Italia vuole uscire dal cul de sac in cui si è cacciata, può solo tornare alla casella di partenza, ossia a quella "maggioranza strana", l'unica possibile, che ha sorretto finora il governo Monti. Una grande coalizione tra destra e sinistra che gestisca la difficile emergenza economica, sociale, istituzionale e politica che da anni il Paese sta soffrendo. Alternative in Parlamento non ve ne sono. E chi dice che si torna al voto si illude: un nuovo voto farebbe crescere ulteriormente Grillo.

La palla ora passa al Quirinale e a quel Giorgio Napolitano che aveva già interpretato, disarcionando Berlusconi da Palazzo Chigi, la necessità di una svolta bipartisan. L'intuizione del presidente della Repubblica diventa oggi esigenza perentoria sancita solennemente da un verdetto elettorale forte dell'inoppugnabilità dei numeri. E' come se davanti allo sfascio generale, gli italiani abbiano voluto dire ai due maggiori partiti: chi rompe paga, ora insieme mettete a posto i cocci di quel Paese che avete distrutto. Non lasciando a nessuno varchi per la fuga dalle responsabilità. E suddividendo equamente gli oneri ed eventualmente gli onori.

Si rassegnino dunque le opposte tifoserie. E depongano le armi e le ditate negli occhi, interrompendo gli stucchevoli scontri da talk show. Tornino la sobrietà e i contenuti, dopo le asprezze, talora finte, della campagna elettorale. Ci vogliono uomini equilibrati e non faziosi capaci di interpretare l'interesse generale. Non sarà facile, ma non vi sono alternative. E' il momento dei pontieri e dei mediatori, degli uomini capaci di operare, arte difficilissima, al di sopra delle parti. Già, ma chi può andare a Palazzo Chigi? Bruciatosi stupidamente Monti con le sue stesse mani e le sue bizze stizzose, non è facile trovare dei "montini". Ma forse uno c'è. Si chiama Corrado Passera. Viene dal governo del Professore in loden e dunque si pone in continuità con l'esperienza dei tecnici. Ma con gran fiuto si è tirato fuori al momento giusto denunciando lo strapotere al centro dei politicanti Fini e Casini. E ora ha un capitale politico e di posizionamento ricco e spendibile. E' manager capace e competente, viene dalle banche, piace Oltretevere. Aveva votato alle primarie del Pd ai tempi di Veltroni ma ha coltivato buoni rapporti col Pdl appoggiando, ad esempio, Berlusconi nell'operazione Alitalia. Dunque potrebbe librarsi in volo, il Passera non più solitario. Per un compito non facile, per il quale però sta studiando da tempo. E' arrivato forse davvero il suo momento.

 

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