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Elezioni 2018: Proiezioni ore 2 Vince il centrodestra

Elezioni 2018: vince il centrodestra, secondo il M5S

Quello che emerge dalla proiezione delle 2 di mattina con un campione del 32% al Senato e dell’8% alla Camera, è una vittoria del centrodestra che prenderebbe il 34.3% al Senato e 34.6% alla Camera, seguito dal M5S con il 32.5% al Senato e 32,5% alla Camera, Pd 19.2% al Senato e 19.1% alla Camera, Più Europa 2.3% al Senato e 2.5% alla Camera, Leu 3.5% al Senato e 3.9% alla Camera.

Poi, all’interno del centrodestra abbiamo: FI 14.0% al Senato e 13.9% alla Camera, Lega 16.2% al Senato e 17.0% alla Camera e Fratelli d’Italia 4.1% al Senato e 3.7 alla Camera.

Premesso che si tratta di proiezioni iniziali suscettibili di cambiamenti il dato chiaro, oltre alla vittoria del centrodestra è l’avanzata dei grillini, che evidentemente non pagano dazio nonostante la pessima amministrazione locale (solo nelle regionali del Lazio si è sentito un effetto Raggi che ha penalizzato la candidata e il suo mentore Marcello De Vito, http://www.affaritaliani.it/roma/elezioni-lazio-2018-il-disastro-raggi-affossa-m5s-e-lombardi-resa-dei-conti-528132.html), ma soprattutto il clamoroso tracollo del Partito Democratico che scende sotto l’asticella minima del 20% auspicata dal segretario Matteo Renzi.

La Bonino delude, come del resto Leu, ininfluente Beatrice Lorenzin con il suo alleato Italia dei Valori guidato da Ignazio Messina. Ora si aspettano però i risultati dell’uninominale e cioè il maggioritario che può modificare alcune percentuali, in ogni caso si è lontani dalla soglia critica del 39 – 40% che farebbe scattare una sorta di premio di maggioranza occulto che porterebbe al 50% + 1 dei seggi.

Perché la presenza del maggioritario non rende proporzionale la conversione delle percentuali in seggi parlamentari.

In ogni caso, mantenendosi questo quadro, il Presidente della Repubblica deve dare l’incarico ad un uomo del centrodestra che risulta la prima coalizione (come vuole la legge) e poiché all’interno della coalizione appare chiara la vittoria della Lega su Forza Italia, il candidato premier dovrebbe essere Matteo Salvini.

Il problema è che formare maggioranze è quasi impossibile.

Una prima possibilità è Lega-FdI-M5S che, ragionando solo per il proporzionale (che vale il 64%), darebbe il 53.2% alla Camera e 52.8 al Senato. Ma la Meloni ha dichiarato un patto anti – inciucio con gli elettori. Senza la Meloni si avrebbe 49.5 alla Camera e 48.7% al Senato più qualche seggio in più dall’uninominale.

La Grande Coalizione Pd + FI avrebbe un misero 33% alla Camera e 33.2 % al Senato, ipotesi dunque tramontata.

Un Pd + M5S avrebbe un 51.6% alla Camera e 51.7% al Senato che con i numeri starebbe in piedi ma è quasi impossibile politicamente, a parte la spinta di Michele Emiliano in tal senso.

Delle tre coalizioni, l’unica possibile per numeri e politica sarebbe quella M5S + Lega + (FdI) che dovrebbe trovare un accordo di programma sui temi “populisti” e cioè no – euro, no-Ue, no-migranti.

Altra ipotesi un governo tecnico che porti ad una riforma elettorale in senso di maggioritario o doppio turno che dia la governabilità rispetto al pessimo pastrocchio del Rosatellum 2.0.

Intanto la prima prova fra una ventina di giorni sarà l’elezione dei Presidenti di Senato e Camera che dovrebbero andare a M5S e centrodestra.

In tutto questo emerge il disastro del Pd e la sconfitta netta di Renzi che ha portato il partito dal 40% delle Europee sotto il 20, segno di una politica assolutamente non gradita agli elettori del centrosinistra che sono migrati in massa verso i Cinque Stelle.