A quest’ora della sera, sono le 23, quando ancora i risultati elettorali certi sono di là da venire, sulla base delle primissime stime dei sondaggisti si profilano scenari sconvolgenti, che attendono ovviamente la conferma dei dati reali.
1) Il Centrodestra è la coalizione vincente ma non raggiunge la soglia del 40 per cento, a causa del risultato sotto le attese di Forza Italia, di una non entusiasmante performance di Fratelli d’Italia e della debacle di Noi con l’Italia.
2) Il Centrosinistra è la coalizione sconfitta e fuori gioco, a causa della debacle del Pd e dell’irrilevanza dei partitini satellite. Per non parlare di Liberi e Uguali che a malapena supera il 3%.
Il Movimento 5 Stelle ottiene un risultato lusinghiero che lo premia di gran lunga come il primo partito, ma non sufficiente a governare da solo obbligandolo ad allearsi e a perdere la sbandierata verginità.
Le conseguenze: non c’è un governo di Centrodestra, ma non bastano i numeri neanche per il governissimo Renzi-Berlusconi, il famoso Renzusconi.
Così stando le cose (ma prudenza) per poter formare un governo bisogna dunque passare per forza dal partito di Di Maio. Non ci sono alternative.
E tra le intese possibili (più numeriche che politiche) superano la quota necessaria del 40 per cento o un’alleanza Cinquestelle-Pd (innaturale, specie se resta segretario Renzi) o un’alleanza Cinquestelle-Lega (ma Matteo Salvini dovrebbe mollare Berlusconi).
Con questi numeri quel che è certo è che l’incarico il Capo dello Stato dovrà affidarlo a Di Maio. E a quel punto tutto sarà affidato alle disponibilità e ai negoziati.
