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Elezioni 2027, prende quota il voto in primavera. E a Milano spunta Stefania Craxi

Dopo metà aprile scatta il requisito previdenziale per i parlamentari. Cresce l’ipotesi dell’election day con le amministrative. Tajani frena sull’anticipo, mentre per Palazzo Marino sale il nome della senatrice di Forza Italia

Elezioni 2027, prende quota il voto in primavera. E a Milano spunta Stefania Craxi
stefania craxi, presidente commissione esteri, senato

Elezioni 2027, prende quota il voto in primavera

Ottobre o primavera? È questa la domanda che comincia a circolare con sempre maggiore insistenza nei Palazzi romani. Ufficialmente la XIX legislatura ha ancora davanti più di un anno: le elezioni politiche si sono tenute il 25 settembre 2022 e le Camere si sono insediate il 13 ottobre. La scadenza naturale è dunque nell’autunno del 2027. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali, i calcoli dei partiti e le convenienze dei singoli parlamentari, lo scenario di un voto anticipato di qualche mese sta diventando qualcosa di più di una semplice suggestione.

La partita è aperta anche dentro la maggioranza. Antonio Tajani e Forza Italia sono tra coloro che guardano con maggiore favore alla possibilità di arrivare alla scadenza naturale, votando in autunno, così come Matteo Salvini continua pubblicamente a sostenere che un governo che rivendica il record di durata dovrebbe arrivare fino all’ultimo giorno utile. Dall’altra parte, però, in Fratelli d’Italia l’ipotesi della primavera non viene affatto esclusa. Francesco Lollobrigida ha chiarito che sul voto anticipato non esiste una «pregiudiziale», mentre Giorgia Meloni starebbe valutando costi e benefici delle diverse soluzioni.

E nelle ultime settimane la primavera 2027 sembra aver guadagnato terreno. Non soltanto nel centrodestra. Anche nell’opposizione c’è chi considera tutt’altro che sgradita l’idea di anticipare di alcuni mesi la resa dei conti elettorale. Secondo il Corriere della Sera, sull’ipotesi si sarebbero già registrati contatti tra Palazzo Chigi e il Pd. Per Giorgia Meloni significherebbe tentare il bis senza trascinare il governo per mesi in una campagna elettorale permanente; per Elly Schlein vorrebbe dire arrivare alle urne prima che si riaprano completamente i giochi sulla leadership del centrosinistra. Interessi diversi che, per una volta, potrebbero condurre allo stesso risultato.

Il 14 aprile, la data che può cambiare tutto

C’è poi una data che nei ragionamenti parlamentari pesa parecchio: 14 aprile 2027. Non è una data politica, almeno apparentemente. È una data previdenziale. A quel punto saranno trascorsi quattro anni, sei mesi e un giorno dall’inizio della legislatura e molti deputati e senatori alla prima esperienza parlamentare avranno maturato i requisiti contributivi necessari per la pensione. Prima di quella soglia, uno scioglimento anticipato avrebbe conseguenze economiche non irrilevanti per chi non fosse rieletto.

Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle scorse settimane, il problema riguarda soprattutto Fratelli d’Italia, dove circa il 66% dei parlamentari è alla prima legislatura, ma interessa trasversalmente tutti i gruppi: il 50% in Avs, il 39% nel Movimento 5 Stelle, il 38% nel Pd, il 35% in Forza Italia e il 23% nella Lega. Per chi non raggiungesse il requisito, la perdita potenziale è stata stimata in circa 200 mila euro di montante contributivo, equivalenti a circa 700 euro netti mensili di pensione. (Sky TG24)

Tradotto dal previdenziale al politichese: prima del 14 aprile sciogliere le Camere sarebbe molto più complicato; dopo quella data, parecchie resistenze individuali potrebbero improvvisamente venire meno. Ed è qui che il calendario comincia a diventare interessante. Il 18 aprile è la prima domenica immediatamente successiva. Ma nei ragionamenti che circolano vengono considerate anche date più avanzate, fino al 23 o 30 maggio. (Corriere Roma)

Il fattore Mattarella e l’election day

Naturalmente c’è un protagonista che non può essere escluso da nessuno di questi calcoli: Sergio Mattarella. Lo scioglimento anticipato delle Camere non è una prerogativa del presidente del Consiglio. L’ultima parola spetta al presidente della Repubblica e al Quirinale l’idea di interrompere una legislatura soltanto sulla base della convenienza elettorale di una maggioranza non potrebbe essere presentata con leggerezza.

È per questo che nei ragionamenti che filtrano dai Palazzi assume sempre maggiore importanza l’ipotesi dell’election day: politiche e amministrative nello stesso giorno. Nel 2027 saranno chiamate al voto alcune delle principali città italiane, tra cui Roma, Milano, Napoli e Bologna, e concentrare le consultazioni permetterebbe di evitare di convocare gli italiani alle urne due volte a distanza di poche settimane. L’ipotesi di accorpare politiche e amministrative è effettivamente sul tavolo. (Corriere Roma)

È una soluzione coerente anche con l’esigenza istituzionale attribuita al Quirinale di evitare una moltiplicazione ravvicinata delle tornate elettorali. Un solo giorno di voto, dunque, potrebbe diventare il punto di caduta capace di tenere insieme le esigenze di Palazzo Chigi, quelle dei partiti e quelle istituzionali del Colle.

La finestra si aprirebbe dalla seconda metà di aprile e potrebbe arrivare fino alla fine di maggio. Il vantaggio per Meloni sarebbe evidente: chiudere la legislatura senza dare l’impressione di una crisi politica, trasformando l’anticipo di pochi mesi in una scelta di razionalizzazione del calendario elettorale. C’è però anche una controindicazione: votare troppo presto significherebbe non avere il tempo di dispiegare pienamente gli effetti dell’ultima legge di Bilancio. Anche per questo, rispetto al 18 aprile, il 23 o il 30 maggio potrebbero diventare compromessi più convenienti. (Corriere Roma)

Da Ceglie Messapica i primi segnali della lunga campagna elettorale

Che qualcosa si stia muovendo lo si era capito anche a La Piazza – Il Bene Comune, la kermesse politico-economica organizzata da Affaritaliani e dall’Associazione La Piazza che dal 27 al 29 agosto ha riunito a Ceglie Messapica otto ministri, oltre settanta ospiti e rappresentanti di praticamente tutto l’arco politico. (Affaritaliani.it)

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Sul palco sono passati, tra gli altri, Antonio Tajani, Angelo Bonelli e Alessandro Onorato, oltre a Matteo Salvini, Adolfo Urso, Matteo Piantedosi, Roberto Vannacci e numerosi esponenti di maggioranza e opposizione. Tajani, Bonelli e Onorato sono intervenuti nella stessa serata del 28 agosto.

E proprio dalle parole pronunciate in Puglia si percepiva già un sistema politico che comincia a ragionare in termini di schieramenti, programmi e candidature. Bonelli ha annunciato che da settembre il centrosinistra avrebbe dovuto cominciare a costruire un programma per l’Italia, invitando il campo progressista a uscire dalla logica dei personalismi.

Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia, sempre dal palco de La Piazza ha invece annunciato che alle eventuali primarie del centrosinistra «ci sarà un candidato o una candidata» del suo movimento, rivendicando una presenza ormai diffusa sul territorio e l’ambizione di allargare il perimetro del campo progressista. Segnali diversi ma convergenti: la campagna per il 2027, di fatto, è già cominciata.

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Milano, nel centrodestra sale il nome di Stefania Craxi

E l’election day avrebbe inevitabilmente un’altra conseguenza: intrecciare la sfida nazionale con quella per le grandi città. Milano è probabilmente la partita più simbolica. Dopo anni di amministrazioni di centrosinistra, conquistare Palazzo Marino avrebbe per il centrodestra un valore politico molto superiore al semplice risultato comunale. E proprio nelle ultime settimane, secondo quanto risulta ad Affaritaliani, sta prendendo quota negli ambienti del centrodestra il nome di Stefania Craxi.

Senatrice di Forza Italia, presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama e figlia di Bettino Craxi, Stefania avrebbe un profilo fortemente identitario per Milano ma allo stesso tempo politico e nazionale. Il cognome, nel capoluogo lombardo, evoca inevitabilmente una stagione politica che proprio a Milano ebbe il suo centro. Ma Craxi potrebbe anche rappresentare una candidatura capace di tenere insieme l’anima moderata del centrodestra e quella più politica della coalizione.

Per ora siamo nel terreno delle interlocuzioni e delle ipotesi. Nessuna candidatura è stata ufficializzata. Ma il nome circola e viene considerato con crescente attenzione. E se davvero politiche e amministrative finissero nello stesso election day, la scelta del candidato milanese assumerebbe un peso ancora maggiore.

Il centrodestra potrebbe infatti puntare sull’effetto traino di Giorgia Meloni per provare a strappare Milano al centrosinistra; specularmente, il campo progressista potrebbe utilizzare le grandi città come argine alla forza nazionale della premier. È esattamente uno dei rischi che vengono valutati nelle analisi sul possibile election day: molte delle grandi città chiamate al voto sono oggi governate dal centrosinistra.

Il calendario, dunque, non è un dettaglio. È già parte della battaglia politica. Ottobre resta formalmente l’orizzonte naturale e Tajani e Salvini continuano a frenare sull’anticipo. Ma la data che nei Palazzi viene cerchiata è ormai quella di metà aprile. Superato lo spartiacque previdenziale dei parlamentari, le Camere potrebbero essere sciolte senza provocare le stesse resistenze che un’accelerazione anticipata susciterebbe oggi.

Poi potrebbe arrivare l’election day, tra aprile e maggio. Politiche, grandi città, futuro del governo e nuovi equilibri delle opposizioni tutti insieme. Mancano ancora diversi mesi. Ma la primavera del 2027 è sempre meno un’ipotesi di scuola e sempre più uno scenario sul quale maggioranza e opposizione hanno cominciato concretamente a fare i conti.