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Elezioni a settembre. Ipotesi sempre più concreta. Gli scenari nel Pd

Governo crisi? Ecco che cosa accade, perde quota il governo tecnico o del Presidente. Inside

Elezioni a settembre. Ipotesi sempre più concreta. Gli scenari nel Pd
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In attesa del Consiglio dei Ministri chiamato a varare (finalmente) il Decreo Rilancio ex Decreto Aprile ed ex Decreto Maggio, si va verso un compromesso nella maggioranza sul tema della regolarizzazione dei migranti che lavorano in agricoltura, grazie alla mediazione della ministra…

In attesa del Consiglio dei Ministri chiamato a varare (finalmente) il Decreo Rilancio ex Decreto Aprile ed ex Decreto Maggio, si è trovato un compromesso nella maggioranza sul tema della regolarizzazione dei migranti che lavorano in agricoltura, grazie alla mediazione della ministra Lamorgese. Sullo sfondo resta però il tema spinoso del Mes con il ministro Gualtieri, il Pd e Italia Viva che premono per utilizzare i 36-37 miliardi messi a disposizione dall’Europa per le spese sanitarie.

Il premier Conte è impegnato a convincere i 5 Stelle, da sempre contrari. Fonti parlamentari del Pd, vicine al segretario Zingaretti, prevedono turbolenze ma non una crisi di governo sui soldi in arrivo da Bruxelles. Al momento l’ipotesi più probabile è quella di una fronda in Parlamento (il presidente del Consiglio ha sempre affermato che l’ultima parola spetterà alle Camere) da parte di 30-40 deputati grillini e di una quindicina di senatori pentastellati. Voti che verranno rimpiazzati dal sì dei parlamentari di Forza Italia più volte annunciato da Silvio Berlusconi. Le polemiche saranno inevitabili, sia nella maggioranza sia all’interno del M5S, ma nessuno al momento scommette sulla caduta dell’esecutivo sul Mes.

Il ragionamento che fanno ai piani alti del Nazareno sulla tenuta del governo è diverso e riguarda la capacità di dare risposte concrete alla crisi degli italiani. Se i provvedimenti economici che si stanno ancora faticosamente studiando daranno i loro frutti per imprese, artigiani, partite Iva e cittadini in generale entro 30-40 giorni, placando così le proteste di moltissime categorie (come i parrucchieri e i lavoratori del settore turistico e della ristorazione), anche le fibrillazioni sulla maggioranza saranno meno forti e per i partiti di governo sarà più semplice trovare mediazioni e cercare di andare avanti.

Ma all’interno del Pd non nascondono affatto che se le misure di sostegno all’economia dovessere risultare insufficienti o bloccate dall’eccessiva burocrazia a quel punto una nuova ondata di proteste popolari e di numerose categorie, con manifestazioni spontanee di piazza (cavalcate ma non organizzate dall’opposizione di destra) metterebbe seriamente a rischio la tenuta dell’esecutivo con il pericolo concreto dell’implosione.

Gli scenari ai quali lavorano al Nazareno, in questo caso, sono due: o un governo tecnico / del Presidente che duri sei mesi con elezioni politiche a marzo 2021 (prima sel semestre bianco) o – ipotesi più probabile – ritorno immediato alle urne subito dopo l’estate. I 5 Stelle non vogliono assolutamente sentir parlare di larghe intese, Zingaretti ha detto chiaramente che dopo questo governo c’è solo il voto e Salvini, visto il no categorico della Meloni a qualsiasi altra soluzione in questo Parlamento, non vuole regalare un’autostrada a Fratelli d’Italia (che già sta erodendo consensi alla Lega).

Ecco perché le elezioni a settembre sono lo scenario più probabile in caso di crisi, con un election day che includa anche le Ammministrative rinviate e il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Considerando scontata la vittoria del sì, la riduzione del numero degli eletti entrerebbe in vigore non subito ma nella prossima legislatura se si votasse dopo l’estate, mentre con il referendum insieme alle Regionali a settembre / ottobre, le Politiche a marzo (dopo l’eventuale esecutivo tecnico) prevederebbero già il taglio dei parlamentari.