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Elezioni, Lega e Pd: meglio il cambio al vertice che la marginalizzazione

PD e Lega dovranno decidere cosa fare da grandi e, se del caso, prendere atto dell’inevitabile: meglio una scissione che la marginalizzazione

Elezioni, Lega e Pd: meglio il cambio al vertice che la marginalizzazione
Enrico Letta Matteo Salvini

Elezioni, il voto ha consegnato al Paese un quadro chiaro

Assieme ad un risultato finalmente chiaro ed inequivocabile, dalle urne di domenica 25 settembre è uscito un nuovo assetto della politica italiana. All’archiviazione pressoché definitiva delle coalizioni e con esse dell’ambigua quanto insopportabile definizione di “centrodestra” e “centrosinistra”, si è accompagnata l’individuazione netta di una destra con un polo di attrazione in Fratelli d’Italia, di una chiara sinistra il cui fulcro di aggregazione insiste nel Movimento 5 Stelle e, in ultimo, di un’area centrista il cui embrione e volano si individuano nella cosiddetta “lista Calenda”.

Uno scenario di “normalizzazione” che mette fuori gioco ed evidenzia tutta l’inadeguatezza di PD e Lega: non più partiti spiccatamente di parte o, come nel caso della Lega, territorialmente individuabili. Ma neppure e per contro, classificabili come moderati e quindi riconducibili ad un posizionamento di centro. Insomma partiti “mare e monti” (o, per contro “né carne, né pesce), completamente inadatti ad un tempo che reclama a gran voce chiarezza, serietà e coerenza.

Partiti “melassa”; accozzaglia di anime contrapposte, visioni e culture spesso opposte (democristiani e comunisti nel PD, autonomisti e nazionalisti nella Lega) che per ragioni di “realpolitik” (tradotto: per convenienze più o meno personali) hanno tentato di convivere rinviando – per decenni – il confronto con la realtà. Quella realtà che domenica scorsa ha presentato inevitabilmente il conto.

PD, Lega (e per tanti aspetti anche Forza Italia) dovranno decidere cosa fare da grandi e, se del caso, prendere atto dell’inevitabile: meglio una scissione che la marginalizzazione. Cambi di segretari od altre manfrine del genere non servono né serviranno. L’elettorato attende l’indicazione di una identità culturale chiara, di un progetto politico vero con proposte (e non promesse) serie, realizzabili, concrete rappresentati da persone credibili. “Credibilità” (di progetto e di leadership): ecco la cifra politica e morale di questo ultimo voto che si è rivelato -per tanti aspetti- rivoluzionario.