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Elezioni, Meloni punta al centro per arginare Vannacci. Tatarella: “Un polo oltre il polo, così il governo può farcela”

Dall’Italia dei Conservatori alla sfida delle prossime elezioni: Fabrizio Tatarella suggerisce la rotta al centrodestra. L’intervista

Elezioni, Meloni punta al centro per arginare Vannacci. Tatarella: “Un polo oltre il polo, così il governo può farcela”

Elezioni, Tatarella: “Un polo oltre il polo, così il governo può farcela”

“Non esiste politica senza cultura politica. Lo diceva sempre mio zio Pinuccio”. Così, parlando ad Affaritaliani, Fabrizio Tatarella – vicepresidente della Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella e nipote di Pinuccio Tatarella, storico esponente del Movimento Sociale Italiano e poi di Alleanza Nazionale – torna a inquadrare la crisi della politica con la crisi della cultura politica, connettendo due assi che solo insieme possono reciprocamente risolversi. Da qui l’impegno della Fondazione, che da anni si muove soprattutto per spezzare l’idea, radicata per decenni, di una sinistra depositaria quasi esclusiva della cultura e del diritto di elaborare pensiero.

“La sfida che mio padre si era posto, ancor più dopo la morte di mio zio, era proprio quella di dimostrare che poteva esserci spazio anche per fondazioni culturali di destra, capaci di elaborare idee e di proporre progetti, per riaffermare un principio tanto semplice quanto osteggiato: la cultura non ha colore politico. E quindi non solo può, ma deve essere anche di destra. Oggi come allora, la Fondazione si batte per rianimare questo principio”, dice Tatarella.

È questo, in fondo, il fil rouge che ha mosso la quinta edizione de “L’Italia dei Conservatori”: tredici panel, 56 ospiti – tra cui Raffaele Fitto, Gianfranco Fini, Nicola Procaccini, Carlo Fidanza, Maurizio Gasparri e molti altri – e due giorni di dibattito nella cornice dell’Hotel Quirinale. “Un successo che conferma la centralità della Fondazione Tatarella che, anche grazie all’affiliazione a New Direction, è ormai un punto di riferimento stabile per l’area conservatrice italiana ed europea. Siamo una fondazione di destra che fa cultura. Un ruolo a cui spesso si è abdicato, lasciando alla sinistra una sorta di monopolio della produzione culturale. Poi, la sinistra ha cambiato strada, dimenticandosi di cultura, diritti sociali e dei lavoratori, concentrandosi su questioni come la difesa dei diritti civili, dei Pro Pal”, spiega il vicepresidente. Al centro dei due giorni, il ruolo del centrodestra in Italia e in Europa, l’esperienza del Governo guidato da Giorgia Meloni, le prospettive future dell’Unione Europea e le trasformazioni politiche e sociali in corso nel continente.

Un percorso in continuità

Ma cosa resta, oggi, di quel seme lanciato da Pinuccio Tatarella? “Vedo perfetta continuità tra Alleanza Nazionale e Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni è l’erede politica di Pinuccio: ne ha ereditato lungimiranza politica e soprattutto la capacità di guardare oltre il presente. Ha riportato la destra italiana nell’area del conservatorismo europeo, esattamente come Tatarella aveva portato Alleanza Nazionale dentro una dimensione europea di stampo conservatore. Ha la capacità di presidiare il campo della destra italiana. Oggi nessuno più di Giorgia Meloni rappresenta questa continuità storica. Lo dimostra anche la longevità di un simbolo come la Fiamma tricolore: a dicembre si arriverà a ottant’anni dalla sua nascita. Non ci sono altri simboli politici presenti in Parlamento che possano vantare una storia così lunga”, spiega Tatarella. Merito della premier sarebbe quello di dimostrare “saggezza e grande capacità politica, senza snaturarsi”.

E non si snaturerebbe nemmeno con l’apertura al centro, che va letto “non come uno spazio separato dalla destra, ma come un’area che può trovare la sua collocazione dentro un centrodestra più largo e articolato”. È il cuore di “Oltre il Polo“, il progetto di Pinuccio Tatarella rimasto incompiuto per portare i moderati nel centrodestra e che ha trovato rilancio e conferma nelle parole di Meloni a Saint-Vincent. L’area centrista potrebbe riconoscersi in una lista civica animata da Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di arrivare al 42%.

Per il vicepresidente della Fondazione, è questo il momento giusto: “Vannacci ha iniziato a sgonfiarsi. Molte persone, quando capiranno che il voto dato a lui è un voto dato a Schlein, torneranno a votare in una logica bipolare per Meloni e per Fratelli d’Italia, che, infatti, sta risalendo nei sondaggi. Lo scontro si polarizzerà in una dinamica già nota tra centrodestra e una sinistra sempre più massimalista senza spazio per i veri riformisti. La strategia di ‘Oltre il Polo’ passa dai sindaci e dalle formazioni localistiche, come quella di Cateno De Luca, e da formazioni come I Liberaldemocratici di Luigi Marattin. Non dobbiamo, però, guardare solo alle piccole formazioni centriste. Tra chi oggi non va a votare ci sono molti moderati che andranno a votare per Meloni”.

Il campo largo

Il ragionamento di Tatarella si allarga poi al campo largo e alla sfida che attende il centrosinistra: “È una coalizione eterogenea e contraddittoria, tenuta insieme soprattutto dall’antimelonismo. Quando si metteranno d’accordo sulle primarie, le elezioni si saranno già tenute e Giorgia Meloni avrà già vinto. Il campo dell’antimelonismo, così diviso, non può vincere le elezioni”. A fare gioco ci sarebbe, per Tatarella, una scacchiera mondiale ed europea sempre più orientata a destra, dopo le vittorie che hanno segnato il quadro politico internazionale dal 2023 in poi, fino all’ipotesi di una maggioranza nettamente conservatrice alle Europee del 2029.

“Il record di longevità del governo Meloni arriva in una fase di grande disordine mondiale e in una congiuntura internazionale tutt’altro che favorevole. Eppure Meloni si è affermata come un leader forte anche sul piano internazionale. Oggi non vedo in Europa e non solo una figura più autorevole di lei”, dice Tatarella. Quanto a Forza Italia, alle prese con richieste di rinnovamento venute dall’interno, “resto convinto che sia un pilastro fondamentale del centrodestra. È nata sulle istanze di quella rivoluzione liberale immaginata da Silvio Berlusconi. Ma ci sono temi, penso ai diritti civili, che non possono essere lasciati alla sinistra: abbiamo il dovere di affrontarli”.

Un ultimo passaggio riguarda la legge elettorale, che Tatarella considera decisiva proprio per evitare che il voto torni a tradursi in una partita giocata nei palazzi: “Serve una legge che dia stabilità al Paese, che permetta di evitare i giochetti di Palazzo e che consenta agli elettori di sapere con chiarezza chi governerà la sera stessa delle elezioni”. Oggi il voto alla Camera deciderà le carte con cui giocarsi il proprio destino.

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