Al via la quinta edizione de L’Italia dei conservatori
Conservare non significa restare immobili, né opporsi al cambiamento. Significa, piuttosto, custodire ciò che merita di essere tramandato, guardando al futuro e affrontando le sfide del presente. È questo il filo conduttore della quinta edizione de L’Italia dei Conservatori, la manifestazione che riunisce esponenti del mondo politico, culturale e intellettuale per riflettere sull’identità e sulle prospettive del pensiero conservatore. Ad aprire la quinta edizione della kermesse sono stati Fabrizio Tatarella, presidente della Fondazione Tatarella; Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura; e Nicola Procaccini, esponente della Fondazione New Direction. I tre, aprendo le danze, hanno sottolineato il traguardo della quinta edizione, ribadendo il significato di un conservatorismo capace di coniugare la difesa dei propri valori con una visione rivolta al domani. Così, Fabrizio Tatarella, parlando ad Affaritaliani:
Il panel “Valori e cultura dei conservatori” si è aperto con Thibault Muzergues, esponente di Shared Ground, che ha affrontato il tema della transizione energetica e del rapporto tra conservatorismo e ambientalismo. Al centro del suo intervento, il ruolo del nucleare nel mix energetico europeo, una risorsa che, secondo Muzergues, non può essere esclusa dalle strategie future. “Il nucleare deve piacere per forza, non è un tema né di destra né di sinistra, ma un tema giusto. In Germania il nucleare ha rappresentato un tema fondativo per i Verdi. Bisogna superare i tabù ideologici e concentrarsi sulle esigenze concrete dei singoli Paesi. Il conservatorismo è una ricetta per ripensare l’ambiente e riprendere la leadership. La concretezza delle scelte e il superamento delle contrapposizioni ideologiche saranno gli strumenti per affrontare le sfide ambientali”, ha detto.
Rampelli: “Nucleare? Non prima di 15-20 anni”
Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli ha affrontato il tema del conservatorismo partendo da un possibile equivoco: considerarlo un atteggiamento reazionario, ostile al cambiamento e volto esclusivamente alla difesa dello status quo: “Esiste un pensiero conservatore-rivoluzionario, che ha origine in Germania e in Europa. Il conservatorismo non deve limitarsi a preservare l’esistente, ma deve salvaguardare e rigenerare quei valori sui quali si fonda la civiltà umana. Il pensiero conservatore intende cambiare lo status quo per salvare e far rinascere quei valori da cui promana l’umanità”. Un discorso che, secondo Rampelli, dovrebbe attraversare tutti gli schieramenti politici: “Esistono valori universali. Il pensiero conservatore è anche un pensiero ecologista. Non abbiamo petrolio e l’Europa deve liberare le nazioni dal cappio delle concessioni”, ha dichiarato, indicando nel nucleare una prospettiva da perseguire, pur nella consapevolezza dei tempi necessari per renderlo disponibile. “Bisogna andare verso il nucleare, ma non potremo averlo prima di un certo tempo: ci vorranno 15 o 20 anni”, ha detto.
Sangiuliano: “Il conservatorismo è radicamento nel realismo”
Il giornalista ed ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha proposto una riflessione sulle origini e sul significato della parola “conservatore”, richiamandone le radici linguistiche indoeuropee e il legame con le antiche comunità. “Il tratto distintivo dei conservatori – ha detto – è il radicamento nel realismo: non utopie astratte, ma un legame profondo con il senso di appartenenza e con il momento in cui si vive”, ha spiegato.
Angelilli: “Dio, patria e famiglia non sono valori demodé”
A chiudere il panel è stata Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, che ha posto l’accento su alcuni principi fondamentali del pensiero conservatore: onestà, coerenza e autenticità. “Dio, patria e famiglia sembrano valori demodé, ma non lo sono. La sovranità è la parola chiave di una nazione”, ha concluso.


