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Elezioni Roma, anche Zingaretti “dovrà fare le primarie”, Letta non ha dubbi

Il Pd fissa le primarie per il candidato al Comune di Roma il 20 giugno. Letta: “Le voglio in presenza”

Elezioni Roma, anche Zingaretti “dovrà fare le primarie”, Letta non ha dubbi
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Elezioni Roma, anche Zingaretti “dovrà fare le primarie”, Letta non ha dubbi
Elezioni Roma, anche Zingaretti “dovrà fare le primarie”, Letta non ha dubbi

Elezioni Roma, il Pd esce dal pantano e il segretario, Enrico Letta, annuncia l’avvio del processo che porterà alle Primarie. “Si terranno a giugno – ha affermato – e se Nicola Zingaretti vorrà candidarsi dovrà seguire le regole”. E la data già c’è: domenica 20 giugno.

Silenzio ovviamente su Carlo Calenda che, stando alle dichiarazioni di Letta – farà una corsa solitaria candidandosi, secondo i sondaggi, al titolo di “onorevole sconfitto”. A meno che non faccia le primarie come tutti gli altri, ha chiarito il segretario Pd.

Ma Letta, costretto a negli studi di Piazza Pulita a rispondere ad una raffica di domande, ad un certo punto vira sul Pd e attacca il centrodestra, definendolo “assente e senza un candidato”.

Tace Salvini, che ha promesso nel mese di maggio di estrarre dal cilindro il candidato, promessa reiterata più volte e ormai risalente all’inizio dell’autunno 2020, e tace anche Giorgia Meloni, avvolta in un silenzio profondo sul candidato/a, mentre l’unico a tessere trema e costruire relazioni con la società civile è il senatore forzista Francesco Giro, che da mesi lavora all’avvio di una campagna elettorale.

Mentre Pd e Centrodestra sembrano non essere in possesso del calendario e della difficolta di una campagna elettorale vissuta a metà tra ombrelloni e mascherine, chi invece va avanti come un treno e asfalta i social è il sindaco uscente Virginia Raggi. In preda a “sindrome da inaugurite” non c’è giorno in cui non sia in mezzo ai romani per inaugurare l’addio alla stagione delle buche e il sostegno alle persone in difficoltà. Tant’è che nei sondaggi è sempre in testa e candidata a passare al secondo turno, tranne in caso di candidatura di Guido Bertolaso che ormai appare imbattibile. Ma sull’ex capo della Protezione Civile pesano due macigni: il no di Meloni e il no di Bertolaso stesso al grido di: “La mia pazienza e finita”.