Un tempo è stata la potentissima leva di una sinistra che non parlava di felicità ma di eliminare tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana” (art.3 Costituzione); di dare “a ciascun individuo la massima libertà di decidere la propria esistenza e costruire la propria vita”; della possibilità per l’operaio di imparare “a suonare il violino” e di saper “apprezzare Picasso”, del “tempo libero per sè e per gli altri”, dell’accesso per tutti “alla conoscenza e ai saperi”; dell’istruzione per tutti gratuita e dell’assistenza sanitaria universale.
Oggi “la ricerca del benessere” per le persone umane, è sparita dai programmi di una sinistra “in disfacimento” per non aver avuto il coraggio di rinnovarsi per tempo: al suo posto c’è la competizione senza regole e diritti, la corsa sfrenata ai consumi di beni voluttuari e non durevoli, la carriera senza limiti per accedere a prebende e benefit.
E parallelamente alla cancellazione di questa nobile “ricerca del benessere”, è emerso un fenomeno inedito che, per modalità e per frequenza rispetto al passato, sta diventando, se già non lo è, emergenza sociale: i ripetuti inquietanti incomprensibili inumani delitti consumati all’interno della ‘sacra famiglia’, pilastro assieme all’individuo del dogma neoliberista dal sapore religioso: “la società non esiste, esistono solo gli individui e la famiglia”.
In questo vuoto totale di idee e progetti indirizzati alla “ricerca del benessere possibile”, e non solo materiale, per le persone, dalla loro emancipazione dallo sfruttamento, alla libertà da bisogni e aspirazione “al pieno sviluppo” o al “tempo libero” o alla “qualità della vita”, fino alla possibilità di decidere della propria esistenza, si stanno radicando – per delusione e rabbia, per diffidenza e indifferenza – i sentimenti inumani del fascismo e del nazismo: odio, razzismo, intolleranza, xenofobia, fino all’assurda “libertà di non credere alla scienza”, come nel Medioevo oscurantista.
Le responsabilità della sinistra, ma soprattutto ‘comunista’ per l’influenza portentosa avuta nella storia del Paese, sono enormi: aver distrutto il patrimonio di idee e progetti rivolti alla “ricerca del benessere” non solo materiale delle persone, per inseguire l’aleatoria “felicità”, il dogma neoliberista: “la società non esiste, esistono l’individuo e la famiglia”, il mantra basagliano “la malattia mentale non esiste”, la “credenza” che con il crollo dell’impero sovietico si fosse esaurita la spinta propulsiva “del grande prodotto culturale che è stato il marxismo”, l’assunto che “senza il centro”, in gran parte cattolico, non si governa.
Andar a votare domani è complicatissimo, difficilissimo, dal momento che anche “il meno peggio” di anni addietro o non c’è o non ha una credibile sponda.
Intanto sulla Penisola soffia non ‘il Vento del Nord’ dell’affascinante “for the many, not the few”, solo nominato, ma il malefico ‘Vento dell’Est’, gelido e freddo, con neve e pioggia, venuto dalla Siberia dei gulag e delle purghe.
Forse va ripreso quel che facevano gli instancabili clerici vagantes, riponendo “la speranza” non nella deleteria “governabilità senza morale” che esigerebbe la Politica, ancella povera dell’establishment culturale, in quel “tutti assieme appassionatamente”, quanto nel ‘Vento del Sud’ che dissolve, grazie a Ra, il Dio Sole egizio, neve, freddo e ghiaccio e infonde calore, luce, prosperità e tanta voglia di continuare a far “ricerca sul benessere possibile” e non solo materiale delle persone umane.

